Da “I meravigliosi territori del Femminile”

Aggiornato con  “Il provvidenziale filo di Arianna” o dell’Amore tradito.

Da “I meravigliosi territori del “Femminile”

(Pubblicato su “”VITA DELL’INFANZIA”” , n. 1 anno 2000 (e in Psicoin 2009) e in Psiconline.

   Agli inizi di questo secolo Sigmund Freud scriveva: “La vita sessuale degli uomini è divenuta accessibile alla ricerca. Quella delle donne è nascosta dietro un’impenetrabile oscurità” (1).

Più tardi, in uno scritto del 1929 Freud (2) affermava che: la vita sessuale della donna è il continente oscuro della psicoanalisi”. Questa concezione tradizionale ed arcaica della donna e della sessualità femminile pervade tutta opera psicoanalitica di Freud.

La psicoanalisi freudiana nasce su un modello maschile, su un aspetto fallico, sul complesso di Edipo e su quello di castrazione; ma nasce per curare e guarire l’isteria femminile. Per Freud la nevrosi è una malattia propria della donna.

Possiamo avanzare l’ipotesi che Freud avesse rimosso la figura del femminile, come peraltro avevano fatto prima di lui molti filosofi, psicologi, scienziati e tanti altri studiosi

Si può nutrire il ragionevole sospetto che la creazione della donna da una costola d’Adamo sia una favola, un’invenzione del tutto patriarcale, fatta dagli uomini a loro esclusivo vantaggio. Una bambina, a scuola, scrisse:

“Dio creò Adamo. Poi, guardandolo, Dio disse: “Credo che se ci provassi, potrei fare di meglio”. E quindi creò ‘Eva’. La bambina. inconsciamente, aveva avuto un’intuizione archetipica degli aspetti psicologici femminili.

   Occorre arrivare a Jung per trovare nella storia del pensiero e nella storia della psicologia del profondo la rivalutazione dei valori matriarcali. o femminili ed una più corretta visione degli aspetti. patriarcali, o maschili. In verità il maschio nella storia degli ultimi tremila anni ha soverchiato, ha umiliato, ha mutilato, ha imprigionato, ha delimitato il “femminile” con evidenti ripercussioni sulla posizione sociale, politica, artistica e psicologica della donna.

Neumann afferma: “Solo l’impossibilità dell’esistenza maschile senza il femminile ha impedito l’estirpazione, altrimenti così accarezzata, del ‘cattivo’ gruppo uma­no (quello delle donne) costretto a portare su di sé la proiezione del pericoloso inconscio.” (3).

Jung non si lascia intimorire dalla filosofia imperante e da un’eredità culturale millenaria. Per Jung nell’uomo c’è una controparte sessuale femminile che costituisce la sua idea di donna. Anzi, la sua idea è identificabile con la sua stessa Anima. L’anima dell’ uomo è femminile, con i suoi attributi di madre, figlia, sposa, amante, figure che l’uomo si porta dietro inconsciamente e che entrano in funzione in ogni decisione che egli deve prendere nell’arco della sua vita. Quando perde questi aspetti, essi ricompaiono nei sogni e soltanto così l’uomo se ne riappropria.

Sono questi elementi inconsci della propria anima che provocano nell’uomo il bisogno del femminile. Inconsci e determinanti sono alcuni elementi che possiamo così riassumere:

  1. la necessità della protezione materna,
  2. il bisogno di affrancarsi dalla madre verso esperienze diverse come il processo dell’ innamoramento,
  3. il bisogno di stabilire con la donna rapporti stabili e duraturi e
  4. la costituzione del nucleo familiare, il generare figli e il prendersi cura della prole.

Nella donna la controparte sessuale è maschile, è l’Animus. Jung afferma che “L’ uomo fa fuoriuscire la sua opera dalla sua femminilità interiore, mentre gli aspetti interiori e maschili della donna, I ‘animus, producono germi creativi che possono fecondare la femminilità del maschio (4).

A prima vista sembra che anche con Jung la donna ritorni ad essere la musa ispiratrice dell’uomo. È pur vero che dietro ad ogni grande uomo e alla sua opera sia sul piano artistico, sia su quello sociale, politico, scientifico, dobbiamo andare a scoprire la presenza di una donna che ha sacrificato in gran parte se stessa e la su a possibilità di espressione e di personale realizzazione a vantaggio del suo uomo. Ma per Jung il discorso e più articolato e occorre rifarsi ad altre parti della sua opera per comprendere appieno il significato del suo pensiero. Secondo Jung l’uomo è sostanzialmente portatore di un valore che è espressione del ‘Logos”, la donna è portatrice di valori che sono espressioni dell’””eros””.

Il LOGOS maschile tende la donna verso la scoperta del senso,  la chiarezza del pensiero e del significato.

L’EROS femminile, che è un insieme di sentimento, di amore, di affetto e di creatività, tende verso l’intuizione delle situazioni, verso l’attribuzione di significato sensibile, verso la comprensione della totalità.

La donna è portatrice di elementi psichici indispensabili per  la nostra civiltà.

La donna è un essere sensibile, sensoriale, ha una visione globale del  mondo e del reale E’ recettiva come la terra, è soggetto fertile in ogni campo, nella maternità come nell’arte, nella scienza come nella ricerca. Ella è soggetto che basa la sua attività intellettiva soprattutto nell’intuizione..

  • L’intuizione è un modo di conoscenza del tutto particolare: è illuminazione, è un modo di andare alla scoperta mediante ragionamento e sentimento fusi insieme saltando gli aspetti formali del pensiero deduttivo ed induttivo. Ella porta alla penetrazione della verità attraverso modi La donna possiede questa particolare capacità di cogliere dentro se stessa e dentro le proprie forme inconsce elementi creativi ed innovativi di grande importanza sia sul piano individuale sia su quello collettivo.
  • La donna è soggetto che si basa sull’esperienza e che della vita coglie gli aspetti più segreti e reconditi. La donna sa pertanto rapportarsi concretamente alle cose ed alle situazioni. Al contrario, nell’ uomo, sono maggiormente presenti aspetti come la capacità di argomentare (o” vizio” di argomentare), la sua tendenza all’intellettualismo, a scapito della sensibilità che viene spesso rimossa, soppressa o negata, e pertanto confinata in recessi angusti e molto nascosti della propria psiche.
  • Gli aspetti notturni della donna vanno colti cd interpretati nella loro positività: essi producono germi vitali non per l’uomo soltanto. ma anche e soprattutto per il femminile. Gli aspetti notturni o lunari della donna portano alla segretezza delle cose, all’inconscio, alle determinazioni meno appariscenti e più nascoste, ma più essenziali e più vitali per il genere umano. Gli aspetti solari dell’uomo sarebbero poi del tutto privi di sensibilità se non accompagnati dagli elementi femminili appartenenti alla donna. Diventa allora decisamente indispensabile parlare dì complementarità tra maschile e femminile, alla interdipendenza dell’animus e dell’anima e alla loro fusione (5).
  • Da un punto di vista psicologico l’ Eros femminile risveglia la Psiche dell’uomo, l’aspirazione, il desiderio, la tensione. Invece l‘Eros pretende, esige, desidera.
  • L’ Eros è possessività, ma anche bisogno di dar piacere, di accontentare, di identificarsi (6). Nel fare e nell’agire sociale la donna porta tutti i suoi poteri co­scienti ed inconsci. L’uomo, nel fare quotidiano, fa uso soprattutto delle sue doti coscienti. Se vi immette l’inconscio, addolcisce la sua azione. Deve tuttavia prestare attenzione che i poteri dell’inconscio non prevalgano, perché in tal caso il Suo pensiero verrebbe travolto.

Ma gli aspetti femminili vanno al di là di categorizzazioni, per quanto possibili e credibili esse siano. Questo è stato il secolo del risveglio della donna, il tempo in cui la donna ha conquistato il proprio posto nel mondo, nella cultura e nella società.

E’ stato il XX secolo che ha visto grandi donne affacciarsi al mondo della storia, della politica. della scienza, dell’arte. La donna, in questo secolo, ha determinato la crescita culturale dell’umanità in ogni campo e in ogni espressione della vita.

[Ma credo che l’affrancamento delle donne dalla prepotenza degli uomini fosse iniziato già tanto tempo prima. La mitologia Greca ce lo ha tramandato.

Ecco perché il Mito di Arianna.

Arianna era figlia di Minosse, re di Creta, e di Pasìfae.

Ma Pasìfae si era innamorata di un Toro. (La vita degli uomini è sempre drammatica!!!) e Giove che lo sapeva, volendo possedere Pasìfae si tramutò nel toro… qui la storia non è chiara  se… Minosse, re di Creta, pregò Poseidone, il dio del mare, di inviargli un toro come simbolo dell’apprezzamento degli dei verso di lui in qualità di sovrano, promettendo di sacrificarlo in onore del dio. Poseidone acconsentì e gli donò un bellissimo e possente toro bianco di gran valore. Vista la bellezza dell’animale, però, Minosse decise di tenerlo per le sue mandrie e ne sacrificò un altro. Poseidone allora, per punirlo, fece innamorare perdutamente Pasifae, moglie di Minosse, del toro stesso. Ella riuscì a soddisfare il proprio desiderio carnale nascondendosi dentro una giovenca di legno costruita per lei dall’artista di corte Dedalo.

Dal loro amore tra Pasìfae e il Toro-Giove, nacque un mostro (e questo sta a dire che l’amore con animali era tabù anche allora), Lo chiamarono Minotauro perché aveva il corpo gigantesco di un uomo e la testa di  un grosso toro.

Minosse chiuse il mostro in un Labirinto fatto costruire a Dedalo, che era ritenuto un grande inventore.).  Il Minotauro, così denominato anche se poi si chiamava Asterione, era feroce e voleva da Atene ogni 3 anni 7 giovincelli e e 7 vergini da brutalizzare e da divorare (e questo ci dice che non bisogna nutrire gli animali con altri la carne di altri animali).

Ma quando Minosse fu ucciso da Teseo, un grande eroe di quei tempi, Arianna era una giovane fanciulla bella e graziosa. Da notare che Arianna era una sorellastra del mostro.

Ma aveva conosciuto Teseo e se ne era innamorata follemente. ( e questo ci dice che  l’amore è una cosa splendida sempre e ovunque)..

Per uccidere il Minotauro, a Teseo venne un grande aiuto da parte di Arianna che, donna intuitiva e appassionata, trovò un modo per aiutare il suo giovane eroe.

Che fece? Suggerì a Teseo, con il quale ovviamente aveva una relazione d’amore,  di prendere un gomitolo di filo che lei gli porse e di portarlo con sé (previdente, avveduta, intuitiva) e di srotolarlo cammin facendo. Così fece Teseo che dopo aver ucciso il Minotauro, seguendo a ritroso il filo srotolato, lo seguì e trovo l’uscita dal labirinto.

E così tornò alla luce e riabbraccio la sua giovane fanciulla.

Ma Teseo era attratto anche da altre gesta eroiche, come l’eroe dell’Iliade Achille, o dell’Odissea Ulisse. E con altri baldi giovani partì alla ricerca del Vello d’oro, lasciando Arianna su un’isola deserta, la fanciulla dormiente sull’isola deserta di Nasso, in lacrime, sopraffatta dal dolore e dall’angoscia (non ansia, così inizierà l’ultimo nostro incontro). E questo ci dice che non dobbiamo mai lasciare una ragazza da sola in un posto sperduto, o un bosco, perché avventurarsi lì, significa fare anche la fine di un’altra eroina di epoche molto più vicine a noi; e cioè Capppuccetto Rosso. Vedete come le fiabe e la mitologia ci danno tanti insegnamenti?

La storia di Arianna fu drammatica perché finì preda consenziente di Bacco e dei suoi seguaci ( il che ci dice che una ragazza sedotta, innamorata, appassionata e abbandonata va a fnir male, tra droghe ed altro).

Certo è che Il provvidenziale filo di Arianna, senza il quale, e senza la sua intuizione e trovata, Teseo non sarebbe riuscito nella sua impresa o sarebbe morto di stenti come Shining nel Labirinto di ghiaccio del film. L’amore di una donna per il suo eroe, non fu corrisposto e fu tradito.

(La metafora? Dov’’è ??, la guida dell’amore, la liberazione dai mostri dell’inconscio, la liberazione degli istinti, la liberazione dagli istinti) . Allegoricamente, il Minotauro è posto a guardia del girone dei violenti nel Canto XII dell’Inferno nella Divina Commedia, perché nel mito greco esso simboleggia proprio la parte istintiva e bestiale della mente umana, quella che ci accomuna agli animali (la «matta bestialità») e ci rende inconsapevoli.

La donna torna a soffrire per l’abbandono. E per l’amore il suo amore TRADITO. È una prima eroina Mitologica e tragica. Saremo più attenti ad onorare questa insostituibile compagna della nostra vita.]

Non possiamo fare un elenco delle grandi donne che hanno avuto un ruolo preponderante nel ventesimo secolo. Possiamo qui ricordarne alcune, con il rincrescimento di far torto a tante altre.

   Ricordiamo che il ‘900 si apre con la comparsa nel mondo della scienza di Maria MONTESSORI, la prima donna italiana laureata in medicina. Dalle sue ricerche, dalle sue intuizioni, dalle sue esperienze, ella ha tratto una grandiosa opera psicologica e pedagogica che ha permeato ed influenzato tutto il pensiero e l’azione pedagogica italiana del ‘900 e, valicando i nostri confini. ha ispirato l’opera di pedagogisti, psicologi, scienziati, sociologi e riformatori di ordinamenti scolastici di molte nazioni. La Montessori è stata considerata ovunque la prima e più importante artefice dei metodi per il recupero dei soggetti portatori di handicap. Da questo metodo, o teoria generale, è scaturito poi un metodo specifico per l’educazione di tutti i bambini delle scuole materne e di quelle elementari. Sia il metodo studiato a favore dei soggetti portatori di handicap, sia quello applicato a soggetti normali, costituiscono con Lei e dopo di Lei, un eccezionale punto di riferimento per le scuole italiane, di altre nazioni e di altre culture. Jerome BRUNER, davanti alla crisi della scuola americana, dopo aver espresso ampie critiche a John DEWEY che aveva impostato le scuole dell’ordinamento scolastico americano, contrappone al pensiero del grande filosofo le intuizioni, le teorie e le applicazioni di Maria Montessori (7).

   Il secolo si chiude con un’altra grande donna e scienziata: Rita Levi MONTALCINI; le sue ricerche sono state di grandissimo rilievo e dì somma importanza nel campo della medicina e della biologia ed hanno avuto un grandissimo riconoscimento da tutto il mondo accademico e da quello che si dedica alla lotta contro i mali dell’ organismo umano.

   Se la Montessori si è rivolta alla ricerca di terapie per combattere i mali psichici, la Montalcini ha dedicato la sua vita alla ricerca di terapie per sconfiggere i mali fisici. Sia nella Montessori che nella Levi Montalcini c’è qualcosa di grande: gli aspetti femminili si sono fatti strada con la forza dell’animus, in un mondo pensato, organizzato e costruito tutto al maschile. I loro elementi psichici femminili hanno influito notevolmente nel determinare importantissimi mutamenti nel campo della scienza, della ricerca e degli studi antropologici.

   Nel mezzo del secolo c’è una terza grande donna da ricordare: MADRE TERESA di CALCUTTA.  In lei è preminente soprattutto il sentimento, espressione propria dell’archetipo della Grande Madre, della soccorritrice, della sorella, della femminilità che guarisce, che allevia ad un tempo i tormenti del corpo e dell’anima. Il suo impegno sul piano sociale è stato cosi pieno di valori spirituali ed umani, da costituire un punto di riferimento per governanti, per donne che si sono votate alla cura degli infermi e per tutta l’umanità. La sua opera ha suscitato, anche in personalità di grande rilievo e di massima importanza, profonde riflessioni che hanno ispirato programmi volti al ritrovamento della spiritualità nascosta, appannata o perduta da parte delle generazioni attuali.

   Queste donne hanno raggiunto alte mete nello sviluppo della propria persona, cogliendo nella loro femminilità quegli elementi psicologici necessari per affinare l’intuizione e per sviluppare la creatività su cui si è fondata la loro opera, trovando ad un tempo nel loro animo le energie indispensabili per combattere ciclopiche battaglie centro i mali psichici, fisici e spirituali dell’umanità. Se per Jung l’ultima tappa dello sviluppo psicologico della persona è quello che porta verso il processo dì “individuazione” queste tre donne hanno trovato la loro strada, l’hanno percorsa sino in fondo sviluppando, ognuna a suo modo, il proprio spirituale cammino, per lasciare all’umanità un’eredità ricca e straordinaria che continuerà a vivere a lungo nel tempo e, probabilmente, non verrà mai dimenticata.

                                                           Antonio Vita – Psicologo – psicoterapeuta – Recanati

Nota bibliografica:

1) S. Freud, Tre saggi sulla teoria della sessualità (1905), Boringhieri, vol. 5^. IV op. o. 1970

2)   S. Freud, La questione della situazione analitica, Boringhieri, vol. X, 1970

3)   E. Neumann, Gli stadi psicologici dello sviluppo femminile,  Marsilio, 1974

4)   C. G. Jung, L’io e l’inconscio e Psicologia dell’inconscio, Boringh. cit.. Torino. ‘973

5)   C. G. Jung, L’io e l‘inconscio, cit.

6)   E. Neumann, Gli stadi psicologi­ci, cit.

7)   J. Bruner. Dopo Dewey e Verso una teoria dell’istruzione. Armando. Roma, 1967

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