Il sogno di due preadolescenti

Pubblicato in Vita dell’Infanzia, Organo uffic.  dell’Opera Naz. Montessori.

I sogni di due preadolescenti  (di Antonio Vita)

Premessa. 

È cosa nota che Freud considerava il sogno come realizzazione non manifesta di un desiderio rimosso o represso, inconscio, nascosto ed improponibile alla coscienza. Il sogno costituisce pertanto l’appagamento mascherato di tale desiderio.

Diversa è la concezione di Jung. Egli considerava il sogno una rappresentazione totale dell’anima del sognatore in un determinato momento della sua vita cioè uno spaccato del romanzo dell’ esistenza di una persona fornita dall’inconscio.images (11)

Per Freud il sogno è sinizetico. Cioè tende al recupero di elementi o inconsci, o scissi dall’Io, o non considerati. La loro interpretazione porta all’omeostasi, conduce cioè verso il riequilibrio della personalità. L’interpretazione per Freud è causalistica, nel senso che si cerca di comprendere e di interpretare che cosa ha prodotto il sogno, qual è l’elemento che lo ha generato, in un momento particolare della vita, e cosa ha determinato una rottura dell’equilibrio psichico del soggetto. Compresa la causa, si cerca di ricondurre il soggetto verso una pacificazione del proprio animo attraverso l’interpretazione del sogno e  il recupero delle parti staccate o perse, cause del suo disagio o della sua malattia mentale.

 Per Jung il sogno è metapoietico. Il sogno tende ad indicare al soggetto la via da percorrere nel futuro, o gli elementi che devono essere recuperati nella psiche per ottenere una modificazione del proprio essere, un recupero di quelle energie psichiche che portano verso soluzioni nuove, trasformative, e che  pertanto, variando gli aspetti della psiche malata, conducono verso la guarigione. L’interpretazione per Jung è finalistica, nel senso che vanno interpretati sia i sintomi isterici, sia gli elementi del sogno che devono in qualche modo essere recuperati e che ci indicano la via per una ricostruzione della vita psichica del paziente, in vista di un cambiamento del suo essere e del suo esistere e di una trasformazione della sua vita.

images (10)Per entrambi, tuttavia, il sogno è la via maestra per conoscere l’inconscio e una gran parte di quello che lo costituisce, o che provoca il disagio o la malattia psichica.

Inoltre, per entrambi, l’interpretazione del sogno porta ad una ristrutturazione della personalità che conduce verso la via della soluzione di problemi.

La differenza si compendia, come espresso sopra, che per Freud i sogni interpretati portano all’omeostasi, cioè al riequilibrio della psiche, mentre per Jung essi portano verso la trasformazione psichica, alla metapoiesi.

Ma analizzando bene i sogni, o secondo gli assunti freudiani, o secondo quelli junghiani, si approda verso una soluzione di problemi inconsci e, conseguentemente verso la guarigione psichica.

Spesso, uno stesso sogno, interpretato sia da un punto di vista freudiano e poi secondo un punto di vista junghiano, ha per il sognatore lo stesso valore, perché gli restituisce la serenità dell’anima, l’equilibrio, e lo proietta verso una pacificazione o una rigenerazione del suo sé

Riporto qui di seguito il sogno è di una ragazzina di 11 anni. Esso denota una impetuosa carica edipica, ed è un sogno ricorrente che l’angustia e che le porta disagio e sofferenza.

Ma spiegarlo alla ragazzina secondo la dottrina freudiana sarebbe molto inquietante, difficile e  lei potrebbe anche rimanere sconcertata dall’interpretazione.

E’ il caso di affidarsi ad una descrizione di carattere junghiano, che, senza togliere alcun valore al sogno,  porti ad una risoluzione più delicata e moderata, più morbida e dolce , anche se ugualmente efficace, della parziale ristrutturazione psichica della personalità della nostra alunna.

1^ Sogno:

A me capita spesso di sognare che mio padre mi violenta e quando mi alzo mi sento molto strana.

R.

All’inizio dell’adolescenza, la fanciulla si stacca progressivamente dalla dominanza della figura femminile e materna per passare a quella del “MASCHILE”.

Entrando psicologicamente nel mondo del Maschile, la fanciulla viene afferrata da qualcosa di ignoto e quasi di soggiogante. Una specie di forza misteriosa che affascina e trascina. E’ questa una forza interna che ha un potere “aggressivo” e “creativo”.

Ma la figura maschile le appare ancora violenta, forse crudele, forse pericolosa per la sua incolumità psichica e fisica.

Allora la fanciulla vive il maschile con una sorta di tremore, timore, e di sentimenti ambivalenti.

Il sognare dell’essere violentata da qualcuno può dipendere da questo modo di entrare nel mondo maschile senza un’opportuna preparazione e maturità e priva della protezione materna.

Si può anche sognare di incontrare un lupo cattivo (come successe a Cappuccetto Rosso), che può essere violento ed aggressivo e divorante. La passeggiata per il bosco dovrebbe costituire l’attraversamento che la fanciulla fa verso una maturità della persona, tragitto che dovrebbe portarla verso un’adolescenza piena e responsabile, dove il maschile non verrà più percepito come divorante. E’ vero però che Cappuccetto Rosso si attarda in questa età e poi verrà divorata dal lupo (figura maschile). Lo stesso potrebbe accadere a molte fanciulle di questa età. Ma è anche vero che poi Cappuccetto Rosso sarà liberata da una figura maschile e sarà riportata alla luce del sole, dopo un’avventura piena di ansie e di angosce.

Le fiabe ci insegnano quali potrebbero essere i risultati di una crescita affrettata o di una crescita che non tenga conto dei sani principi morali dettati e seguiti per lungo tempo dalla fanciulla, quando lei era molto attaccata alla madre.

Entrando da sola nel mondo del maschile, ella dimentica la madre e i suoi insegnamenti. Da qui i sensi di colpa. Inoltre, la fanciulla può essere presa dall’angoscia perché si è liberata dalla figura della Madre, con la quale ha vissuto con grande attaccamento per tanti anni, durante l’infanzia e la fanciullezza, per incontrare, psicologicamente, la figura maschile.

I sensi di colpa derivano, come detto, dal non ascoltare più le raccomandazioni della madre, e dal timore di aver trasgredito le regole.

Poi invece, crescendo, se dovesse ritrovarsi prigioniera di un malefico elemento maschile, a salvarla verrà un principe azzurro, l’elemento maschile buono e positivo, forte ed energico, giovane e sensibile. Egli toglierà con la sua tenerezza e con il suo sentimento la fanciulla da quell’incantesimo in cui è caduta, avviluppata nella sfera di un cerchio magico da cui non poteva uscire da sola e dentro il quale solo un eroe maschile, giovane, bello e gentile sarebbe potuto entrare per svegliare la fanciulla e portarla senza pericoli verso la luce della coscienza.

Non aver paura di questi sogni. Non aver paura della tua femminilità che sta crescendo e si sta sviluppando, non avere sensi di colpa verso tua madre e le figure femminili del tuo clan.

Crescerai ed incontrerai un giovane eroe, e lo riconoscerai. Egli ti farà felice e ti libererà da tutti questi fantasmi ed incubi che vivi adesso con grande angoscia .

Parola di psicologo.

Auguri.

 

Riporto un altro sogno di una fanciulla a ridosso della pubertà.

Sogno: Sto guardando la TV ed arriva mia sorella che piange e dice che mia madre è morta. Poi c’è il funerale, e tutti piangono. Ma sanno che non andrò. Alla fine invece io arrivo e, improvvisamente, scoppio a piangere.

R.

Ad un certo punto della vita, e precisamente all’inizio dell’adolescenza, la fanciulla tende ad allontanarsi dalla madre, ad uscire dal suo ambito e dalla sua influenza, per cercare la propria strada, anche perché ritiene giunto il momento di diventare autonoma ed indipendente, specialmente da un punto di vista psicologico.

Ecco perché è la sorella minore che accorre portando la brutta notizia della scomparsa della madre, lo fa piangendo: piangendo perché lei invece è ancora molto legata alla madre, e la sua adolescenza è lontana.

I parenti piangono la madre morta, mentre tu affermi che non andrai al funerale.

Il funerale non rappresenta la vera e propria morte fisica di tua madre, ma la morte psicologica dentro di te che vuoi staccarti da lei.

Poi, però, non puoi trattenerti dall’andare. In fondo non ti sei staccata così tanto da non sentire ancora il suo influsso, la sua tenera accoglienza e la sua materna protezione.

Decidendo di andare al suo funerale, ribadisci comunque il tuo desiderio della tua autonomia e della tua libera scelta.

Ma il senso di colpa ti assale, per aver cercato, forse prematuramente, di staccarti da lei e piangi disperatamente sia per il distacco, sia per averlo desiderato.

Con grandi sensi di colpa.

E’ un sogno quasi ricorrente e comune alle ragazze della tua età, ragazze che si stanno affacciando verso l’età adolescenziale che segna il progressivo distacco psicologico dalle figure parentali più strette e soprattutto dalla madre che ha rappresentato per te e per loro un valido modello di identificazione.

Adesso le ragazze appena adolescenti ritengono di poter fare a meno della figura psicologica della madre per accettare altri modelli che possono ritrovare in contesti culturali diversi da quelli della famiglia.

Ma non sempre quello che è esterno alla famiglia è positivo.

Ricordalo.

Auguri.

Psico. 

I due sogni sono interpretati alla luce degli assunti junghiani. Ma gli effetti di una terapia possono essere valutati quando il soggetto riacquista tranquillità, serenità e sicurezza, e il sogno non viene più ad invadere l’animo con  una serie di angustie , di sofferenze, di angosce.

Per tali motivi non trovo che le diverse metodologie usate da Freud e da Jung non sortiscano gli stessi effetti. Forse quella junghiana è una terapia meno “invasiva” di quella freudiana, ma alla fin fine, entrambi ci guidano verso la risoluzione di problemi che affliggono l’animo dei nostri ragazzi e ragazze.

Consapevoli di tale importanza, la psicologia evolutiva ha sempre rivestito per Freud e per la psicanalisi, come per Jung e per la psicologia analitica, un enorme valore. Non lontani da loro è Maria Montessori che, anche se su sequenze diverse, fu in Italia la grande antesignana della psicologia dello sviluppo psicologico dell’infanzia e della fanciullezza.

In questo senso la vicinanza di Freud e Jung a Maria Montessori può essere degna di attenzione, stante anche l’assunto di Freud che per guarire da una nevrosi o da un disagio psichico, anche la pedagogia e la psicopedagogia possono dare un aiuto importante e quanto mai efficace. Ma anche Jung affermava, da parte sua, che la psicoanalisi non  era il modo esclusivo per aggredire nevrosi e disagi. Per Jung anche un’esperienza mistica, o un intervento educativo potevano costituire vie importanti per la soluzioni di molti problemi psicologici. E ciò non soltanto in età evolutiva, ma anche in fase adulta.

Infine mi sembra doveroso ricordare che grande e sincera era la stima che Freud nutriva per Maria Montessori. Ciò è documentato nell’epistolario di Freud.

Quello che manca in questo scritto, tra molte altre cose,  sono notizie importanti e una riflessione approfondita dell’ influenza che la Montessori trasse dalle opere e dagli scritti di Freud. E non so molto su eventuali conoscenze che la Montessori ebbe dei seguaci ed emuli di Freud tra cui, in particolar modo, di C. G. Jung e della sua psicologia analitica.

Ma forse qualche lettore più informato può aiutarci a completare questa insufficiente postilla.

 

antonio.vita@psicovita.it

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Il secondo figlio

“Lettera di una mamma – La mia risposta”

 

Gentile Dott. …..

sono preoccupata per Daniel, mio secondo figlio di 3 anni e 10 mesi.

Daniel si comporta sempre male ovunque, tanto che all’asilo spesso per punizione lomandano in un’altra classe; quello che preoccupa molto è il menefreghismo e la strafottenza versoqualunque rimprovero o punizione. Non esagero se le dico che sembra un teppista di strada, e se lo rimproveri o gli neghi qualcosa comincia a gridare, sbattere tutto, buttarsi per terra…. ovunque si trovi.

Delle scene allucinanti da vergognarsi…..non so più che fare…..

Adesso gli abbiamo tolto la piscina e questa settimana non lo facciamo sciare; ma non so …..

Può darmi qualche consiglio….lo accetterei volentieri… La nostra famiglia è composta da me, mio marito, e un figlio maggiore di 9 anni.

La ringrazio.

Una mamma molto preoccupata.

 

Gentile Signora,

Lei mi sta ponendo un quesito a proposito del secondo figlio, il più piccolo.

Il primo figlio, spesse volte, per una crisi di gelosia verso il fratellino appena nato, manifesta fenomeni regressivi, come enuresi notturna, balbuzie, irregolarità della condotta, aggressività, e altre anomalie del comportamento. Se si fosse trattato di lui, l’avrei rimandata all’articolo pubblicato su questo sito e su quello di Medicitalia che può trovare all’indirizzo qui sotto riportato dal titolo “Un bambino ribelle”. Tuttavia, anche se questo articolo che le cito non potrà darle una diretta spiegazione del comportamento del suo secondo figlio, leggerlo (e meditarlo) potrà favorire una più chiara comprensione di quello che Le sto per dire a proposito di Daniel.

Cfr.:  http://www.medicitalia.it/minforma/Psicoterapia/367/Un-bambino-ribelle

Chi ci assicura che Daniel non possa essere geloso del fratello grande?

Ovvero, si può convenire sul fatto che il bambino si percepisca inadeguato, perché è piccolo e non ascoltato? O perché al grande si permette, giustamente dico io, di fare alcune cose, giochi, uscite, o altro che al piccolo ancora non si può, legittimamente, accordare?

Il piccolo non si rende conto che ci sono specifici tempi per fare alcune esperienze o per dare adito a certi “legittimi” comportamenti, mentre ci sono alcune tappe da percorrere per soddisfare certe attese e per appagare certi desideri. Egli sente, tuttavia, che certi suoi comportamenti non sono idonei, non sono corretti, ma li mette in atto per dimostrare qualcosa a sé e agli altri.

Egli si sente inadeguato, e soffre. Può anche essere preso dalla paura di non “valere per gli altri”, di essere considerato in modo negativo e con ostilità, anche se ciò non risponde al vero.

Può provare un senso di abbandono, di mancanza d’affetto, sente di subire critiche ingiuste, tutte cose che vanno a ferire il suo amor proprio.

I genitori vogliono molto bene al loro secondo figlio, ma forse il bambino ha la sensazione sgradevole di non sentirsi amato.

Non solo, ma il bambino può temere che tutta la famiglia l’abbia preso come “capro espiatorio”. Veramente qualche volta può succedere che uno dei figli sia preso come “oggetto-soggetto” per scaricare tutti i conflitti che serpeggiano in famiglia per il lavoro, per gli avvenimenti pubblici che influenzano quelli privati, per i rapporti interpersonali, per molti altri problemi che possono costellare la vita familiare.

E il bambino “piccolo” teme questi atteggiamenti, a torto interpretati e a torto vissuti come tali, che egli percepisce in modo incomprensibile, sorretto dalla fantasia che li enfatizza e che genera assurde sensazioni di malessere.

Il bambino sbaglia, capisce di aver sbagliato e quindi si sente ancora “più sbagliato”, inadatto, non valido, avvitandosi in una specie di spirale senza fine. Spesso si colpevolizza.

Egli tende ad amplificare questo senso di malessere e d’inadeguatezza che prova per essere piccolo in mezzo ai grandi (a volte nervosi e strani per tutte le loro vicende che devono quotidianamente affrontare), facendo di tutto per essere diverso e per attirare l’attenzione verso di sé e verso la propria “sofferenza”.

Aggiungiamo a questo quadro, forse un po’ inquietante, anche i castighi a cui va incontro e allora il profilo di sé diventa ancora più fosco, e lui si ammanta di sconforto.

Il suo comportamento scomposto, aggressivo e senza senso lo porta in una dimensione diversa, come se fosse cresciuto e diventato “grande” velocemente, mentre al contrario è diventato soltanto “esagerato”, e quindi ancora “più sbagliato” di quanto lo fosse prima. Il suo presunto modo di diventare “grande” lo porta ancora una volta verso un modo di essere “non adeguato” perché con il suo modo di fare adesso fa arrabbiare a casa madre, padre e fratello.

Non solo, ma ritenendo di essere cresciuto agendo in tal modo, si comporta male anche quando sta a scuola o in mezzo agli amici dei genitori.

In questo modo egli crede di affermare la stima di se stesso, cioè quando riesce ad attirare l’attenzione di tutti, e per prima quella dei genitori.

Allora che fare?

Ricette non ce ne sono, o non le conosco. Ma se questa mia ipotesi è attendibile e giusta, qualche consiglio le potrà essere utile.

Suggerisco di:

  • Farlo sentire importante, per tutti. Non deve mai essere deriso, perché la derisione annienta l’autostima; nessuno deve criticarlo, né offenderlo. I genitori devono richiamarlo e correggerlo spiegando i motivi della loro disapprovazione, ma senza infierire su di lui.
  • Ricoprirlo di tanto affetto, chiamarlo più volte al giorno e sentire che cosa ha da dire riguardo a questo o a quel problema (piccoli problemi, per lui grandi e insormontabili).
  • Farlo sentire grande, affidabile. Occorre dargli alcuni compiti di cui deve essere responsabile, almeno quello di riporre il suo spazzolino da denti nell’apposito astuccio, di ripiegare i pantaloni, di indossare da solo il pigiama.

  • Avviarlo alla gestione dei suoi giocattoli, a fine giornata, per riporli nell’apposito cassettone o armadio, magari prima insieme alla mamma o al papà, poi da solo perché “ORMAI SEI GRANDE E LO PUOI FARE DA SOLO!”.
  • Interrogarlo su quello che vorrebbe mangiare o quando si esce dove vorrebbe andare. Ecco, quando si esce una volta si va dove dice il grande, una volta dove dice il piccolo. Ma ci sono luoghi dove i genitori decidono di andare per fare delle compere o per visitare qualche famiglia amica. Questo lo deve capire e condividere.
  • Il padre può fare molto. Il bambino deve uscire dall’”alveo” psicologico materno per passare pian piano a quello paterno. “Sei un maschietto tu, comportati come un ometto, provaci”. Il padre può guidarlo in questo progressivo trasferimento dal clan femminile a quello maschile.
  • Dite spesso al bambino che è bravo, appena fa una cosa giusta. Ne farà almeno una al giorno o in una settimana!. E voi rinforzatela con “bravo”, ma niente di più, nessun premio, ma soltanto molta considerazione e stima. Enfatizzate anche questo suo comportamento. E magari fatevi sentire, come se ragionaste tra voi due, padre e madre, che state facendo degli apprezzamenti sul piccolo: “Sai, Daniel si sta comportando molto bene, ormai è cresciuto, non è più un bambino piccolo e capriccioso, sta diventando bravo” . Afferma con altre parole Rosenthal: “Dite ad un bambino che è tanto bello, non solo finirà per crederci, ma finirà per diventarlo”!
  • Provate a cambiare l’atmosfera di casa e a modificare o aggiustare le relazioni tra i diversi membri della famiglia.
  • Provate anche a stabilire delle regole per l’andamento della casa, della camera da letto dei figli, degli altri ambienti comuni, di chiamare a turno i bambini per aiutare la mamma o il papà in semplici lavori domestici.
  • Comprategli un cucciolo di cane di piccola taglia, se vivete in un appartamento o di taglia media se avete spazio a sufficienza. Il compito che dovete dare sia al piccolo che al grande è quello di occuparsi del cucciolo, per quello che possono fare. Così avvicinate anche i due figli e il secondo si sentirà più integrato nel nucleo familiare.
  • La presenza di animali domestici può essere di grande aiuto per colmare certi vuoti dell’ “io” e abbattere le angosce dell’animo.
  • Infine, io credo e spero che voi amiate vostro figlio. Quando si ama qualcuno, occorre dimostrarglielo perché la persona amata ha bisogno sempre di una conferma. La conferma è data dal contatto fisico, dalla stretta di mano ad una persona amica sino all’abbraccio di una persona amata. Abbracciate vostro figlio, non spesso, ma fatelo, e se anche si divincolerà, voi scherzosamente continuate ad abbracciarlo, a dargli un bacio con lo “schiocco”, come facevate quando era più piccolo. E arruffategli i capelli. Il bambino sentirà il vostro affetto, ne sarà rassicurato e ne gioirà. 

Antonio Vita

22 aprile2012

 

 

 

 

 

Un bambino ribelle

di Antonio Vita

 

“Il bambino può provare una grande gelosia per un fratellino o una sorellina più piccoli. Ne può scaturire una forma deviata del comportamento, dei sentimenti e delle emozioni”

Premessa: Questo studio è uscito sulla rivista “Vita dell’infanzia”, Organo Ufficiale dell’Opera Nazionale Montessori nei nn. 9/10 del 2008, con il titolo di “Il comportamento ribelle”. Poiché la rivista si occupa principalmente di psicologia e pedagogia dell’infanzia, il titolo non dava luogo a equivoche interpretazioni rispetto al contenuto del lavoro. Qui, poiché per gentile concessione della rivista viene riportato in siti Web che si occupano di Psicologia Generale, è stato modificato come il caso di “Un bambino ribelle”.

Problema:  

Un bambino di 4 anni, primogenito della famiglia, con un fratellino di 18 mesi c.ca, dopo la nascita del fratellino minore, ha iniziato a manifestare un comportamento ostile, ribelle, scorretto, e spesso arrogante.
La mamma ha deciso, su consiglio di qualcuno, di usare  la tecnica dei premi e dei castighi al fine di mitigare il comportamento irrispettoso, aggressivo  e disubbidiente del bambino.
A mio avviso ritengo che la tecnica dei premi e dei castighi sia la meno adatta  e quella che dà meno risultati apprezzabili.
Mi preme comunque dare preliminarmente  un ordine a questo scritto per svilupparne, spero in modo organico, le varie parti.
A mio avviso il bambino presenta questi problemi:

A – L’ipotesi più attendibile è che il comportamento del bambino sia causato da una marcata gelosia nei confronti del fratellino.
B – Da qui una serie di comportamenti arroganti ed aggressivi.
C – Manifestazioni di atteggiamenti di sfida e di rifiuto dell’autorità.
D – Ma non tutto quello che il bambino mostra è negativo.
E – Come correggere questi atteggiamenti e come cercare di normalizzare la situazione.
F – Importanza delle figure genitoriali nella terapia.

1 – A. e B. –  Gelosia ed i comportamenti irregolari.

La presenza di una forma intensa di gelosia è la più frequente in casi del genere.
I genitori hanno aspettato con ansia e con amore la nascita di un altro figlio:  è naturale che essi adesso prestino attenzione al piccolo, senza peraltro dimenticare l’altro, il primo. Magari la loro offerta di amore è divisa a metà, ma per il bambino grande è sempre una divisione impari. Per lui è come se i due genitori l’avessero abbandonato e non lo volessero più.
Prima che il fratello maggiore si affezioni al minore passa di solito del tempo.

Se il suo comportamento, come sembra, è dovuto alla gelosia, porta ad una serie di atti messi in opera dal bambino grande sia consapevolmente che inconsciamente:

  • Il grande sente imperiosa e intrusiva la presenza del piccolo.  “Ma chi è questo soggetto che viene ad inserirsi nella mia vita? Io prima ero il padroncino della famiglia, adesso non sono più nessuno, valgo molto poco”.
  • “E poi lui si fa la cacca addosso ed anche la pipì, mentre io sono grande e mi regolo da solo. Ma se mio fratello, che pur si fa la cacca e la pipì addosso, viene così coccolato dai miei genitori, allora, quasi quasi, conviene anche a me farmela addosso e allora vediamo che succede”.

 Quindi non è raro il caso che il bambino grande presenti fenomeni di     regressione e torni a ciucciarsi il dito , a non controllare più gli sfinteri.
Inoltre egli può diventare aggressivo, o arrogante.
            “Adesso vi dimostro io che sono grande. Altro che. Sono grande e so badare a me       stesso. So fare da solo.”

  • Il bambino geloso si comporta in modo diverso anche per attirare l’attenzione e per richiamare i genitori su un fatto: il bambino soffre, ma nessuno se ne accorge. Anzi , viene punito, ed allora diventa ancona più aggressivo.

            “Questi non solo non mi vogliono più bene, ma mi puniscono anche.
            Da qui a passare ad una fase di ostilità, e ad un risentimento malcelato il    passo è           breve.

  • Nei fenomeni regressivi è frequente che si manifestino delle difficoltà di espressione verbale, sul piano propriamente fisico del linguaggio. Quindi ci  può essere o un ritorno ad un linguaggio bebé, o ad una forma di balbuzie che prima si manifesta con lo strascicare o con il ripetere un suono ogni ora , poi ogni dieci minuti, sino a raggiungere una frequenza di pochi attimi. Il soggetto diventa balbuziente. E spesso la balbuzie è pericolosa quando si vede che il bambino stenta a dire una parola e cambia subito concetto perché cerca, trova ed usa una parola più facile per entrare nel discorso. Cioè c’è un’inibizione della logica espressiva che può portare a fenomeni ancora più gravi e più preoccupanti. Un esempio per chiarire il concetto.

Il bambino vuole un bicchiere di acqua. Si sa che nelle fasi di balbuzie , specie quelle di natura tonica, il bambino non riesce ad attaccare il discorso perché non supera lo sbarramento di una vocale o consonante per lui difficoltosa da pronunciare. Vuole dell’acqua e riesce a dire “mamma voglio l’a…” e qui si ferma, non riesce a proseguire la parola. Allora spesso è facile assistere ad un cambio totale del discorso in questo senso,” mamma voglio l’a….. la mia maestra dell’asilo è brava”, e cambia completamente discorso.
            Questa modificazione della logica del discorso porta a conseguenze non sempre   prevedibili, né facili da poter combattere.

  • Poi in lui, che è stato sempre un bravo bambino, si assiste ad una modificazione del comportamento: diventa irrequieto, fastidioso, violento, ostile.  La dinamica del discorso inconscio è sempre la stessa: “Ma chi me lo fa fare ad essere un bravo bambino, se poi questi non mi guardano lo stesso e non si curano di me?” E guardano l’altro quello che egli chiama il mio fratellino?Faccio come mi pare”, e diventa aggressivo, violento e può anche manifestare un atteggiamento pantoclastico, cioè scarica la sua aggressività rompendo  giocattoli e cose senza preoccuparsi delle conseguenze.
  • Non si lava, diventa sudicio, sporco, sgradevole, etc.
  • Ma c’è un meccanismo che soprattutto funziona spaventosamente bene: un meccanismo inconscio che se si portasse alla luce suonerebbe in questo modo: “ Io sono stato sempre un bravo bambino, ho imparato a mangiare , a lavarmi a pulirmi, parlo bene, mi comporto bene. Eppure loro si occupano soprattutto dell’altro. Per me non c’è posto”.  Noi sappiano che non è vero e che i genitori vogliono bene ad entrambi, ma lui non la pensa così. A suo giudizio, anche il tempo che la madre occupa per l’altro è molto maggiore di quanto ne occupa per lui, e così i vezzeggiativi che forbiscono il linguaggio dei genitori per il fratellino, per lui non ce ne sono . Tutto questo non è sopportabile, e se una persona “non sopporta” una situazione, per ovviare a questo male buio del proprio animo angustiato non sa cosa fare.

Non c’è motivo per cui i miei genitori, le maestre e il maestro di nuoto devono comportarsi male con me e rimproverarmi sempre, anzi , io sopporto il mio cosiddetto fratellino, ed essi invece ce l’hanno sempre con me”.
Insopportabile situazione. Non sopportabile significa che persone adulte che vivono situazioni simili arrivano ad atti insani, mettono in moto dinamismi squilibrati della psiche e comportamenti immorali, turpi, riprovevoli.
            Il dinamismo, inconscio, non ragionato, ma solo “sentito”, messo in atto dal           primogenito è di questo tenore: “Non c’è motivo che i miei genitori si comportino in           questo modo. Io sono stato sempre bravo, tranquillo, pulito, corretto, ed essi mi             hanno girato le spalle e mi hanno privato del loro amore. Se fossi stato cattivo,          allora questo loro modo di comportarsi nei miei confronti sarebbe stato più    sopportabile, perché giustificato. Per placare questo tremendo stato  d’animo, il bambino si comporta così. Diventa aggressivo, caparbio, arrogante, sporco, violento, rompe tutto, balbetta…. “Beh adesso i miei genitori hanno ragione  a comportarsi in questo modo verso di me, il loro atteggiamento è più accettabile, è più sopportabile”.  Non occorre più morire per sentirsi fuori da questa tenaglia    arroventata che lo massacra sul piano emotivo, degli affetti mancati, dei sentimenti     desiderati e non avuti, della sua arrogante autonomia. Ora la sua vicenda è più    tollerabile.

Quest’ultimo meccanismo di difesa è il più inconscio, ma forse quello più attivo, quello maggiormente diffuso, con  il quale egli riesce a trovare la soluzione dentro il proprio animo ad una situazione insostenibile e insopportabile.

 

2  –  C. – ATTEGGIAMENTI DI SFIDA E RIFIUTO DELL’AUTORITÀ.

 L’autorità non deve assumere carattere repressivo, non deve essere tirannica e pronta a mostrarsi avversa al bambino, disposta ad infliggere punizioni e peggio ancora  pene corporali.
I genitori devono essere autorevoli, ma è cosa diversa dall’essere autoritari.
L’autorità nel senso più antico del termine, è qualcosa che interviene nel rapporto tra genitore o educatore e bambino dall’esterno, come cosa estranea ad un rapporto, e spesso si mostra con un volto repressivo. Autoritario è un soggetto che punisce per correggere, che arriva a distribuire pene anche corporali pur di imporre la sua superiorità e le sue regole.
L’autorevolezza è invece un modo di mostrarsi del genitore che il bambino accetta e che gli infonde sicurezza. Autorevole, per l’adulto, significa essere e mostrarsi forte, specie nelle avversità della vita, intelligente, saggio, maturo, capace.  
Se un genitore si mostra autoritario già perde di credibilità, di grandezza.
Al contrario i genitori devono porsi come esempi di virtù, persone dotate di un carisma che attrae e che piace. Allora il bambino li accoglie con sicurezza e con fiducia perché sa che sui genitori egli può sempre contare in quanto essi sono portatori di amore, protezione e giustizia. Quando  le loro persone invece si ammantano di carica oppressiva, allora esse scadono sul mero piano della tirannia. In tal caso  i genitori e gli educatori perdono di rispetto e  di importanza. Il bambino non guarda più a loro come soggetti eccellenti e portatori di grandi valori. Infatti se essi sono portatori di violenza e di aggressività, sono loro i primi a trasmettere ai loro figli questo modo di comportarsi. Non ci si può lamentare se i figli sono aggressivi e arroganti quando i genitori e gli educatori, che dovrebbero essere saggi e moderati, si mostrano invece violenti ed prepotenti. 

3 – D. – NON TUTTO QUELLO CHE IL BAMBINO MOSTRA È NEGATIVO

Sul fatto poi che i bambini mostrano a volte un comportamento decisionista e volitivo, che non si può accettare, si vada a riflettere che tali atteggiamenti, se convogliati bene e se ben diretti, iniziano a formare  una persona di carattere. Ma occorre “lavorarci ” sopra, ed è questo il compito dell’educazione: trarre da situazioni spiacevoli, gli elementi positivi per stabilire ed indicare le vie migliori per la formazione della personalità e del carattere.
C’è poi da notare che un bambino che si presenta a 4 anni  prepotente, sfrontato, insolente non inizia ad essere tale a  4 anni di età. C’è un tempo retrodatato durante il quale egli ha captato i modi di essere degli altri, dei grandi, ed ora li copia.
Egli si identifica sempre con i grandi. Prima di tutti i genitori, poi gli educatori, e spesso anche con i personaggi dei racconti , delle fiabe moderne, e dei video che guarda.
Andiamo indietro con gli anni e confrontiamo il comportamento nostro con quello dei nostri figli all’età di 3 anni. Potremo scoprire che i nostri modi di comportarci non sempre sono stati corretti. E allora facciamo un po’ di autocritica e cerchiamo di prendere il bambino violento ed arrogante in altro modo: con amore, con delicatezza, con pazienza, con un dialogo a cui prima i bambini non vogliono partecipare, ma che pian piano, giorno per giorno, i genitori possono far maturare nei loro figli. Mi rivolgo spesso ai genitori e chiedo: quando tempo è che non stringete questo vostro figlio problematico al petto e non gli dite che gli volete tanto bene e che siete fieri di lui?

  4 – E. – COME CORREGGERE QUESTI ATTEGGIAMENTI E COME CERCARE DI NORMALIZZARE LA SITUAZIONE

  1. Diciamo subito che cosa non si deve fare: da parte dei genitori è sbagliato agire usando premi e castighi.
  2. Se subisce un castigo, nel bambino vengono amplificate  in tal modo la violenza, l’aggressività, la cattiveria. Il castigo e la punizione inaspriscono l’animo. La punizione non farà altro che accrescere quella rabbia che il bambino sente per essere stato abbandonato, secondo lui,  ingiustamente. E le punizioni dovranno essere sempre più intense e più grandi, perché man mano i suoi comportamenti si faranno peggiori.
  3. Il bambino viene condizionato ad assumere comportamenti corretti di fronte a premi e quindi a rinforzi estrinseci, e cioè al di fuori della logica del suo comportamento:: se il premio è grande, allora egli segue l’atteggiamento e il comportamento voluto dalla madre o da entrambi i genitori. Ma rincorrerà premi sempre maggiori e li richiederà. E si comporterà bene non perché ha in animo di farlo, consapevolmente e con desiderio di ri-assumere atteggiamenti corretti, ma solo in visione  del premio che gli spetta. È un sistema educativo che da subito mostra i propri errori. Alla fine premi e castighi non sortiranno più effetti.
  4. Il comportamento e l’atteggiamento dei suoi genitori va cambiato. Il bambino ha bisogno di attenzioni maggiori e bisogna dargliele. Occorre percorrere questa strada che è quella dell’amore e della comprensione. Il bambino, non è tanto grande da poter rendersi conto che i genitori non sono sempre occupati a seguire l’altro fratello.
  5. Il suo carattere spigoloso va addolcito, smussato. Ma non va combattuto. Spesso ci si lamenta che i figli sono mammoni, non riescono ad avere spina dorsale da grandi. Ebbene, atteggiamenti arroganti non possono essere  giustificati né accettati. Ma un carattere così risoluto, se lo si scarica della parte più spiacevole e censurabile, porta già in sé valori di autodeterminazione , di autodecisione molto importanti.

Allora non combattiamo tali comportamenti per farli sparire, ma  cerchiamo di convogliarli verso atteggiamenti più accettabili e più ammissibili.
Non avremo mai più un figlio debole di fronte alle avversità della vita, timido, pauroso, indeciso su tutto.

5 – F –  IMPORTANZA DELLE FIGURE GENITORIALI NELLA TERAPIA

Le figure genitoriali sono le più importanti per  la formazione del carattere e per l’assunzione di comportamenti adeguati. Essi sono portatori di esempi che i bambini seguono.
Essi devono essere pertanto modelli di eccellenza e di perfezione perché i bambini copiano i loro comportamenti e vogliono assomigliare ai propri genitori in tutto e per tutto.
Le figure dei genitori ricoprono pertanto un’importanza eccezionale per la crescita dei figli e per una loro sana e matura formazione sul piano psicologico.
La figura paterna, così carica di elementi inconsci positivi, di forza, di capacità argomentativa, di carattere  paziente ma solido, serio, che non scherza sulle cose importanti della vita, non abitudinariamente severo, ma solare e personificazione del Logos, è vicino al bambino, riesce a parlare e a farsi capire da lui se gli dedica tempo e attenzioni.
La madre è invece un modello archetipico, ancestrale, è la personificazione dell’Eros, dell’affetto, dell’amore. Tale deve mostrarsi al figlio.
Ai genitori voglio ricordare che noi tutti desideriamo attenzioni, cura, stima,  rispetto. Sono tutte premure di cui non possiamo fare a meno. I bambini sono vulnerabili e nascondono le loro debolezze mostrandosi forti, aggressivi, presuntuosi e sfrontati.
Ma in definitiva essi hanno molto bisogno di  aiuto, di comprensione e di affetto. 
Essi hanno inoltre bisogno di essere accettati e amati, desiderati e stimati dai loro genitori.
Mettere al mondo dei figli impone di averne cura e di avere tempo e disponibilità d’animo per guidarli, per insegnare loro le buone maniere, per intervenire quando sbagliano non con ceffoni o punizioni, ma con il desiderio di averli migliori, più bravi, più obbedienti e più ragionevoli.
In definitiva, l’educazione va impostata facendo acquisire abitudini corrette, facendo sentire un amore incondizionato, e stabilendo un dialogo che si sviluppa sempre più con la crescita psicologica e fisica del bambino.
Quindi, nei casi in cui occorre intervenire per correggere un comportamento ribelle, la tecnica dei premi e dei castighi è la meno indicata.
Occorre invece recuperare un contatto con il bambino che gli restituisca la sicurezza che egli sente perduta, che gli faccia sentire affetto e protezione e che ristabilisca tra genitore e bambino quella complicità che cementa ogni tipo di rapporto.