Sulle emozioni

Risposta ad uno sconosciuto paziente che cerca di martirizzare il proprio corpo. Perché si taglia? Non è raro il caso di molti ragazzi che si tormentano in tal modo.

Perché? Perché non sopportano i dolori di alcune emozioni che tormentano la loro anima.

Ci sono emozioni positive che danno gioia, felicità, piacere, godimento, ed emozioni negative, che danno sofferenza, afflizione, dolore, angoscia.
Di solito, le emozioni positive sono gradite e quelle negative sono spiacevoli. Quelle spiacevoli sono anche sgradevoli, odiose, insopportabili.
Le emozioni negative, non tollerabili, devono in qualche modo essere sopportate da noi perché non sempre è possibile che un soggetto viva soltanto con emozioni positive e gradevoli.
Tuttavia, quando siamo a contatto con quelle sgradevoli, mal le sopportiamo. Esse scavano nel nostro animo dei solchi veramente profondi e pieni di “rifiuti”  psicologici che ci fanno male e ci dilaniano lo spirito. E non li sopportiamo, non li tolleriamo, ne siamo sovrastati.
Alcuni soggetti, più forti, riescono a fronteggiarli, altri, più deboli, quando sopravvengono emozioni negative, essendo più sensibili e, avendo una soglia di sopportabilità più bassa, sono portati ad avere una grande paura di tali emozioni negative e di essere da queste influenzati.
Essi soffrono, perché i mali psicologici, o dell’anima (o psiche, senza nessun richiamo a significati religiosi e di fede),  scavano trincee piene di molti malesseri e di forti dolori.

Le sofferenze psicologiche o dello spirito fanno più male di quelle fisiche.
La richiesta di chi ne soffre, non generalizzabile, né suffragata da ragionamenti logici, è la seguente: come non sentire più questi grandi malesseri psicologici?
Alcuni cercano rifugio in altri malesseri, fisici questa volta, organici. Se essi sono presi da questi, non sentono più gli altri, quelli psicologici. E allora cercano qualcosa che faccia male sul piano fisico: tagliare le loro carni, offrire il loro sangue pur di… non soffrire di emozioni  psicologiche negative. Può tornare il quadro che le ho fatto?
Però poi si cresce, o si esce da una situazione di debolezza dell’Io, e si diventa più coriacei, un po’, mica tanto, ma quel tanto che basta per non tagliarsi più. Perché adesso i mali psichici sono sopportati, e, man mano che andiamo avanti nella vita si sopportano sempre di più.
Poi ci sono ricadute, come quella che sta appena vivendo lei, e la soglia del dolore psichico ritorna o cerca di tornare ai livelli di una volta.
Che fare: resistere, resistere, resistere.
C’è anche la possibilità di sapere e capire perché quelle negative la influenzano così tanto da non riuscire a sopportarle e a contrastarle. Ma qui entriamo nel campo della psicoterapia analitica che scava nel profondo.

Provi a resistere, ce la farà.
Ovvero provi un percorso psicoterapeutico che la conduca verso le profondità del suo essere per comprendere cosa le fa più male e perché.

Tanti auguri e cordiali saluti.

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Vampirismo come metafora – “Ti mangerei di baci”

Parlando di Vampirismo andrebbe fatta una distinzione tra un “vampirismo crudele e sanguinoso”, e un “Vampirismo di tipo psicologico”, mite e moderato.

Soltanto nel secondo caso, il titolo “ Ti mangerei di baci“potrebbe essere adeguato, attraente e suggestivo.

È questa, peraltro, una frase ricorrente tra due giovani amanti, che si scambiano effusioni e frasi d’amore.

“Ti mangerei di baci” è un’espressione denotativa propria della fisicità se si pensa che il bacio è la manifestazione più privata, carnale e sensuale tra due innamorati. Esso rappresenta forse il rito più profondo, intimo e intenso che si possa esprimere durante un atto d’amore.

Nemmeno l’atto sessuale è tale. Infatti, l’atto sessuale completo è dato dai genitali e quindi da organi preposti al rilascio dell’urina, cioè a parti del corpo che si occupano di espulsione di scorie. Poiché il bacio è dato dalle labbra e dalla bocca, organo preposto alla nutrizione, possiamo dire che il Vampirismo tenue, attenuato e simbolico, persegue un “principio di vita”, di crescita e di sviluppo. L’altro Vampirismo, riportato dalla fantasia popolare e da un tipo di letteratura immaginativa, è il vampirismo nero, fosco, buio, che sa di sangue e di violenza, che sa di un “principio di morte”.

Il Vampirismo più vero, quello cui spesso si fa riferimento, è quello degli aspetti negativi, quelli da rigettare, quelli da cui guardarsi, quelli da non mettere in opera, quelli che costituiscono i lati estremi e sanguinari, quelli più sporchi, ripugnanti e nauseabondi, quelli del succhiare il sangue dal corpo dell’amante. Questo tipo di Vampirismo potrebbe anche essere la brutta copia di un rapporto orale, ma mentre quest’ultimo è largamente apprezzato e non presenta forme dissociate, il succhiare, togliere e ingoiare il sangue dal corpo dell’altra, costituisce un atto repulsivo, caotico e sconvolgente, che ci riporta ad una fase primitiva e primordiale dello sviluppo filogenetico. Può essere dissociativo perché porta ad inglobare totalmente un soggetto amato, e nasce dal desiderio, dalla volontà e dall’impeto dell’incorporazione. E quindi può esprimere anche un senso di distruzione, di “separazione dall’altro” che viene considerato un oggetto da fagocitare e da annientare. Ma può anche indicare un modo di ricomporre in un’unità ciò che è stato scomposto e degradato dalla differenziazione (il maschile da una parte e il femminile dall’altra).

Il Vampirismo di sangue va anche considerato come un desiderio orale distruttivo e divorante, presente più che mai nell’inconscio di ogni essere umano.

Se esso è attuato da un uomo su una donna, può far pensare al desiderio di sbarazzarsi della donna, soggetto legato all’ancestrale possibile castrazione (paura e terrore vissuti inconsciamente dall’uomo).

Distruggere il soggetto principale, che può portare verso una sciagurata e malefica perdita e mutilazione del corpo, può mettere l’uomo al sicuro da forme di ritorno a temute e inconsce amputazioni.

Succhiare il sangue è anche desiderio del cibarsi e dell’acquistare dall’altro tutti gli elementi di vita, di salute o di malanno, di purità e d’impurità. Significa anche acquistare energia dall’altro.

Si tratta perciò di depredare l’altro della sua forza o di parte di essa per appropriarsene o per ridurre l’altro ad uno stato d’impotenza.

Ma, dicevamo sopra, il Vampirismo ha anche un carattere prettamente spirituale, o semplicemente psicologico, evento che accade quando si pensa ad un uomo che viene demolito da una donna, o che diventa preda di una femmina divoratrice che lo invalida e lo annienta con le sue malie e con la sue seduzioni, sino a distruggerlo. È questa l’anticamera della morte spirituale, la premessa alla distruzione totale, senza possibilità di ritorno. E non è migliore del primo, in questo caso. Viceversa può essere una donna oggetto di violenza psicologica, sia mentale, sia emotiva o sentimentale.

Quando parliamo di “Vampirismo psicologico” pensiamo ad una forza della psiche, che non è nostra, da depredare e da sottrarre ad un’altra persona. Quella forza rubata va a sommarsi a quella che il “vampiro” già possiede e che egli vuole enormemente ingrandire.

Quindi si tratta anche di sottrarre all’altro, amante, coniuge o compagno/a etc. tutta l’energia spirituale che possiede e di appropriarsene per ripristinare una potenza psichica che si è andata attenuando. In questo senso il “vampirismo” acquista una fisionomia molto più ampia e i vampiri possono essere tutti coloro che operano in modo da portare via l’energia dell’altro e farla propria.

Unitamente a tale funzione del vampirismo psicologico si può aggiungere un elevato sentimento di sé che non corrisponde alla realtà, ed è amplificato con la conseguente voglia di estromettere gli altri e di focalizzare la propria attività psichica soltanto e/o principalmente sulla propria persona e soprattutto sul proprio Sé. È quello che va sotto la voce di Disturbo Narcisistico di Personalità. Ciò comporta anche un’elevata considerazione di sé, un’indifferenza per gli altri e atteggiamenti egocentrici portati ad estreme conseguenze.

Da qui il convincimento della superiorità del soggetto che crede di poter divorare l’altro e succhiarne gli elementi di vita, e di esserne il padrone assoluto. In tale atto c’è l’aspetto di un’esasperata nutrizione di sé e della propria personalità a scapito di quella altrui.

Questa particolare funzione è propria di ogni forma di condizionamento.

Il vampirismo del sangue e del suo nutrimento rimane comunque segregato e nascosto nell’animo di tutti noi. Quest’istinto abita in angoli bui dell’inconscio collettivo e lì è tenuto a bada da altre forze psichiche che ne percepiscono la forza distruttiva e ammaliatrice ad un tempo. Non possiamo pensare ai vampiri veri, quelli che rubano gli elementi più importanti della nostra fisicità, come soggetti particolari e a noi estranei. Quella tendenza perversa è anche la nostra tendenza, appartiene a tutti noi. Tenerla a bada è importante ed essenziale, è una necessità per preservare sé e gli altri dalla forza distruttiva di questo archetipo.

Se invece ci lasciassimo corrompere dagli aspetti seduttivi di questa pulsione, metteremmo a rischio la nostra integrità psichica e quindi la nostra salute, perché gli archetipi, quando invadono la psiche sono devastanti: demoliscono il soggetto, rovinano l’altro, distruggono l’integrità della psiche.

Le notizie che ci giungono e che si riferiscono ad una specie di rinascita di riti iniziatici legati a questa forma d’istinto ci mettono in allarme. Da una parte perché questo risveglio sta dilagando tra giovani e giovanissimi, dall’altra perché già dobbiamo contrastare il risveglio di una forma di aggressività generica che si manifesta in molti modi e in tante situazioni che mettono a rischio la crescita e la formazione della personalità dei giovani.

La pericolosità deriva anche dal fatto che ci sono, oggi, metodi e tecniche associative che possono essere attivate in modo occulto e sostituire le obsolete associazioni segrete che comunque tanti mali hanno prodotto nella nostra società.

Ma la società siamo noi, e se tra gli adulti non vi sono più delle persone sagge, come riteniamo possibile arginare questa nuova, deprecabile e malaugurata forma di dissociazione sociale e mentale?

 

Antonio Vita

Psicologo-Psicoterapeuta