La Memoria in Psicologia Analitica

(È stato pubblicato su Medicitalia.it il seguente articolo sulla Memoria, nel “giorno della Memoria”. Ma tenendo fede al nostro programma di quest’anno sulle metafore dell’amore e delle patologie alimentari, ritengo doveroso indicare il link di Medicitalia, e di traferire quello che lì è stato scritto anche in uno spazio di questo blog che richiama spesso Medicitalia e gli articoli, anche non miei, che vi sono inseriti.

Vi sono molte metafore nella psicologia, in particolare in quella analitica e del profondo, conservate e tramandate dalla storia, dai miti, dalle leggende e dalle fiabe dei bambini. E da archetipi. Tutto ciò ci aiuta a capire meglio il comportamento umano.

  1. Dicono molti studiosi, anche non psicologi del profondo, che “I ruoli scartati dall’Io sono ruoli considerati colpevoli”. E per liberarci da questo peso, la nostra coscienza li attribuisce ad altri: cioè a soggetti finti, immaginati o inventati. Questo processo mentale, lo  chiamiamo “proiezione”, e ci fa comodo per non sentirci responsabili di molte nostre perverse azioni. Questi soggetti a noi esterni e presenti soltanto nell’ immaginazione sono figure simili a queste: il diavolo, l’orco, la strega, il mago cattivo etc.. Questo dinamismo di difesa a livello individuale si estende anche sul piano “collettivo”. Allora la proiezione è indirizzata non su un essere cattivo, o sul maligno, ma su una razza, su una cultura diversa, su una stirpe, su un popolo. E questo risolleva l’animo di tutti, sia individualmente, combattendo fantasmi interni logoranti e gravosi, sia sul piano collettivo, perché si affrontano immagini collettive, deleterie. E ci si libera.
  2. Chiarendo meglio il pensiero esposto, questo dinamismo di difesa permette di tacitare la coscienza. Sia sul piano personale: “non sono stato io a farlo, è stato il “diavolo” che mi ha trascinato a pensare o a fare un’azione cattiva”; sia sul piano collettivo, che permette di attribuire e addossare agli altri, ai soggetti deboli, trasgressivi, irregolari, che la pensano in modo diverso, esseri ignobili, la necessità di assumere le misure per allontanarli in tutti i modi  possibili. Quindi, quello che si rimuove perché è scomodo a sopportarsi, lo si proietta su altri soggetti che  vengono considerati, “collettivamente”, entità perverse, cattive, insulse, fragili,  da disprezzare, e da sconfiggere, a costo di distruggere tutte le espressioni civili di un popolo. E allora avviene la caccia ai lupi, alle bestie che avvelenano e insidiano il “modo di vedere e vivere la vita”.

Quindi, bando al nemico che va distrutto, sconfitto, cancellato dalla faccia della terra,perché in lui vengono proiettati tutti i malanni e il cattivo comportamento che inconsciamente è stato rimosso perché inquinante.

  • Questo dinamismo permette di comprendere o intuire cosa è una “razza pura”, una razza che non ha limiti per il potere. “”Ciò avviene perché, unitamente all’istinto sessuale che è atavico e primordiale, e permette l’espansione verso la vita, il progresso, e la riproduzione della specie, c’è anche insito nell’inconscio umano un altro istinto, disperato e pericoloso, che è quello “del potere e dell’”onnipotenza”””. Qualcuno attribuiva ad un dittatore moderno queste parole che cito a memoria e in modo impreciso:<quando ti alzi al mattino e rifletti sul fatto che milioni di persone aspettano te per iniziare a vivere un’altra giornata, ti prende un senso di onnipotenza che ti inebria e ti fa sentire straordinariamente essenziale per la vita di tutti>.
  • Se questi soggetti sono deboli, affranti, demotivati e soprattutto “contrari” alle idee correnti, essi devono essere distrutti. I mezzi per farlo sono tanti e la storia ce li ricorda: Troia fu distrutta dalla civiltà ellenica; i Macedoni, con Alessandro il grande ( figlio di Filippo II) distrussero altre civiltà e conquistarono l’oriente, noi stessi dopo la scoperta dell’America, e cioè poco tempo fa, distruggemmo una civiltà, nel Nord, quella degli Indiani d’America che da molti milioni sono ridotti a 200.000 unità e vivono ancora nelle riserve. Gli Stati Uniti non vollero distruggere la civiltà nera, e preferirono comportarsi diversamente: “li assimilarono”, alla loro civiltà, cercando di dissolvere l’apartheid nei loro confronti, anche perché i neri d’Africa, importati con la forza nei secoli scorsi come schiavi,  ultimamente, nel XX secolo, furono gli inventori di una grande musica che proviene dal loro animo, ammalato di tristezza e di “malinconica allegria” e sottoposto a tante tragedie: la musica Jazz.
  • Sì, proprio il Jazz, già proibito dai Tedeschi nazisti in Germania e nelle terre conquistate, e da Mussolini in Italia, che però si vide crescere in casa un figlio che fu uno dei più grandi jazzisti italiani del dopoguerra. Quando si dice….gli scherzi della sorte!.

Nel secondo dopoguerra, ci furono momenti di grande tensione tra gli Stati Uniti d’America e la Russia. Durante questo periodo storico che fu chiamato della “guerra fredda”, non si trovava nemmeno nello sport e nelle Olimpiadi, se non in limitati casi, modi per superare queste divergenze politiche. Si pensò di inviare in Russia un rappresentante culturale degli Stati Uniti, e fu trovato in Louis Armstrong, l’indimenticabile Satchmo, nero, tranquillo, sempre pronto a partire, con la sua tromba dall’inconfondibile suono, per dare concerti in tutto il mondo.

Nel 1957, il Governo degli Stati Uniti voleva appunto inviare Armstrong a visitare e suonare nell’Unione Sovietica. Ma esplose un caso di grande insofferenza razziale. “Armstrong era furioso per gli sviluppi in Little Rock, Arkansas, dove una folla di cittadini bianchi e armati, uomini della Guardia Nazionale avevano recentemente bloccato l’ingresso di nove studenti afro-americani nel tutto bianco Central High School”.  Ancora un episodio di intolleranza etnica e razziale. Armstrong si rivolse al Presidente degli Stati Uniti, si dichiarò pronto a partire, a patto che il Presidente intervenisse nella situazione che si era creata nell’Arkansas. E così fu.

Satchmo fu gradito al Soviet di Mosca e partì con la sua band per la Russia. Tenne a Mosca un grande concerto e un tour per la Russia riscuotendo un enorme successo

  1. Ma quello che fecero i nazisti fu qualcosa di straordinaria ferocia. Uccisero più di Sei milioni di ebrei (tedeschi, italiani, francesi, ungheresi, olandesi, finlandesi etc.), in più anche testimoni di Geova, zingari e quant’altro, perché considerati di razza inferiore e quindi non di “pura razza”. E li uccisero tutti… o quasi tutti. Con metodi eseguiti dai più feroci aguzzini e medici del regime nazista, fedelissimi a Hitler, un massacro che nessuno avrebbe mai immaginato di vedere. I sopravvissuti furono pochi. Si racconta che quando gli americani entrarono ad Auschwitz, trasecolarono, ed erano soldati forgiati nella mente e nel corpo, con esperienze di guerra straordinarie e orrende. Eppure niente era stato sperimentato in passato come quello che trovarono nel campo di sterminio. Alcuni di loro si sentirono male e dovettero ricorrere alle cure degli psichiatri del loro reggimento.
  2. Per ultimo vorrei citare Fenestrelle, dove c’è inerpicata tra le montagne una Villa fortificata. Lì vi affluivano banditi del Meridione d’Italia, oppositori politici sia laici che religiosi di tutti i governi in carica, civili accusati di brigantaggio, militari agli arresti o prigionieri di guerra, (da Wik.), vi furono reclusi i condannati ai lavori forzati e tutti  subivano maltrattamenti, nutrizione scadente o assente, condanne a morte. Questa fu Fenestrelle dopo l’ unità d’Italia, e lì vi furono imprigionate persone che si erano macchiate di delitti, ladri ed altri soggetti poco raccomandabili. Era una prigione dei Savoia. Vi finirono anche i soldati borbonici che non si arresero all’esercito di Cialdini e tennero le roccaforti di Civitella del Tronto e di Gaeta fino all’ultimo. Quelli che sopravvissero furono fatti prigionieri e inviati in questo carcere sabaudo. Vi affluirono anche dei Garibaldini, quelli che non si accontentarono di avere combattuto per lasciare alla monarchia dei Savoia tutti i territori presi ai Borboni, cioè quella parte esigua degli eroi dei Mille, irriducibili, soldati con cui Garibaldi era partito da Quarto. E quindi s’incontrarono soldati borbonici e garibaldini accomunati nella triste storia di come finiscono i grandi combattenti, e le teste calde. Si era capito che i Savoia non avevano contemplato né vitto né altri beni da consumare, e tutta questa gente sarebbe morta di stenti. Ma siccome resisteva al freddo e alle intemperie e alla fame, allora, si dice, che furono spogliati dei loro vestiti e fu dato loro un telo a testa per coprirsi e per sopravvivere al freddo. Ma il freddo da quelle parti di Fenestrelle era troppo, e tutti morirono assiderati, lasciando anche una documentazione della loro sorte. Non erano tanti, ma fecero una fine orribile.

La memoria di questi eccidi si perde con il tempo che passa …. Ma la memoria non può e non deve morire…. E i fatti che la memoria trasferisce devono essere, come si dice nei libri di scuola, di monito per le giovani generazioni.

La memoria è forse la parte più importante per ogni soggetto umano, e soltanto la memoria ci dà la speranza e il senso dell’eternità degli esseri umani.

 

 

 

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Possessione diabolica o isteria?

La giornalista d.ssa Benedetta Lombo pone otto domande allo psicologo Antonio VITA –

Possessione diabolica o isteria?

 

MACERATA – Alcuni giorni fa, nell’intervista a don Attilio Marinsalti (nominato esorcista dal vescovo Claudio Giuliodori), il parroco ha sottolineato come molto spesso alla base delle presunte possessioni ci siano “dissesti psicologici”, squilibri che si riflettono nella vita e nei comportamenti delle persone che ne sono vittima. Diventa allora interessante sentire il parere di un esperto: lo psicologo e psicoterapeuta Antonio Vita.

 Presunte possessioni o problemi psicologici. Come spiega questa confusione tra l’Io e il demonio?

La possessione è un’alterazione degli stati coscienti della mente e dei sentimenti, come nella macumba o nel tarantismo. Il diavolonon c’entra. In questi casi esso è un’invenzione della psiche. Fa comodo la convinzione che alcune espressioni dell’animo e della mente siano opera di entità occulte e immateriali perché così non sono riconducibili alla persona, ai suoi stati interni alterati dalla suggestione o da droghe o ancora dalla superstizione. Se  ci si crea un’entità cattiva, si proiettano in essa tutti gli aspetti, gli elementi negativi e malvagi che sono in noi. Attribuendoli a tale entità, li togliamo fuori di noi. Di conseguenza essi  non sono più nostri, non rappresentano la nostra OMBRA, né i nostri elementi rimossi, né il nostro Inconscio. Sono elementi costitutivi dell’entità malvagia: cioè del diavolo. Il diavolo invece siamo noi nel momento in cui arrechiamo diabolici danni agli altri.

– Si può parlare di sdoppiamento della personalità?

Più che di sdoppiamento si dovrebbe parlare di spostamento su un’entità esterna a noi, malefica e malvagia, di quelle caratteristiche della psiche e della mente che appartengono, successivamente,  soltanto al soggetto creato o inventato. Il non riconoscerle come elementi propri e del proprio animo e della propria mente, che peraltro è una finzione inconscia, mette il soggetto in pace con se stesso: “Non sono io che ho fatto questo, ma è il ‘diavolo’ che l’ha fatto (o che me l’ha fatto fare)”. In certi casi può avere inizio anche una paranoia religiosa che porta i soggetti a rituali impropri con preghiere scandite nel tempo e nella giornata, con castighi auto-inflitti, e mortificazioni corporali.

– Diavolo, dunque, come capro espiatorio per le azioni malvagie compiute verso gli altri. C’è differenza se le azioni sono rivolte contro se stessi?

No, non c’è differenza. Un soggetto abusato e violato, che poi si lascia abusare e violare ripetutamente, ricorre al dinamismo di difesa psicologica sopra accennato. Il soggetto è convinto di non essere artefice dei propri comportamenti, ma di essere vittima delle mire del diavolo. E, ripeto, prega e si infligge anche punizioni corporali – oltre a quelle “spirituali”, penitenze, etc. – per espiare la colpa che non ammette come propria, e come catarsi per il male che continua a fare. In generale, i ruoli scartati dall’Io come ruoli riprovevoli, sono carichi di sentimenti di colpa. Per liberarsi dalla colpa il bambino attribuisce le azioni cattive al diavolo. Come si può vedere inizia presto a parlare del diavolo. La prostituta si distacca dal suo ruolo riprovevole. L’Io non nega il ruolo stesso che attua, ma nega di esserne responsabile al fine di non provocare la nascita e il manifestarsi di sensi di colpa e d’angoscia.

– Il demonio. Proiezione religiosa o psicologica?

Il demonio è una proiezione della parte oscura della psiche, l’Ombra – proiezione fatta dall’Io in un’entità esterna alla propria persona -, in un essere spregevole, nefasto e pericoloso. Satana, dice Jung, se desunto dalla sfera pagana, è un nemico, un avversario, un tentatore. È colui che ti sbarra la strada. La visione di Satana assume comunque la connotazione di un’entità concreta e reale. Un soggetto, come detto, che esiste in sé, un essere che vive come soggetto a sé stante con tutte le sue specificazioni perché è l’uomo stesso a crearselo così come si creava nell’antica Grecia l’immagine degli dei, ognuno dei quali rappresentava esigenze proprie dell’uomo greco pagano (la bellezza, la potenza, l’amore, etc.).

– In quest’ottica allora come spiega l’uso dell’acqua, del sale e la lettura del Vangelo da parte degli esorcisti? Quale “potere” hanno?

Non saprei cosa dire sulle qualità miracolose e taumaturgiche dell’acqua, ma sembra che tutte le apparizioni della Vergine siano avvenute in prossimità di sorgenti d’acqua. Alcuni studi condotti anche da biologi, ipotizzano che vi siano Acque a Luce Bianca. La caratteristica di tali acque che sono scaturite da luoghi sacri è quella di possedere alcune proprietà energetiche e vibratorie che determinano un miglioramento delle condizioni di vita sia dell’uomo che dell’ambiente a lui circostante. È un pensiero mistico-religioso che si avvale anche di ricerche biogenetiche ed è strettamente legato alle acque che sgorgano da sorgenti di luoghi cristianamente sacri. Anche gli antichi Romani e Greci  pensavano che l’acqua avesse i poteri di purgare, pulire e purificare, oltre a poteri prodigiosi di guarigione. Sulle proprietà del sale e del cospargerlo nei quattro cantoni di una casa o di un appezzamento di terra, nonché delle parti malate di una persona, non saprei che dire. Occorrerebbe farselo spiegare da un esorcista.

 

– Ancora, come spiega le reazioni dei posseduti come il parlare lingue antiche e sconosciute, rimettere dalla bocca oggetti come chiodi e pugnali, leggere nel pensiero? Tutte invenzioni?

Non si spiegano ancora. Le ipotesi sono tante. Però esistono persone con capacità sensoriali straordinarie (nel senso di “fuori dall’ordinario”) attraverso le quali riescono a vedere anche cose lontane. Parlano diverse lingue. Ma d’altronde, anche Freud si imbatté in soggetti di giovani ragazze che sotto ipnosi conoscevano varie lingue, parlavano in maniera strana e giuravano di fare viaggi spaziali, astrali, e raccontavano di aver visto cose che poi risultavano essere vere. Jung poi ci fece la sua tesi di laurea: “Psicopatologia dei fenomeni occulti”. Fra poco, meno di un mese, uscirà postumo un volume di Jung, il famoso “Libro rosso”, che è un diario rimasto per quasi 50 anni nel caveau di una banca svizzera e dato alle stampe dai discendenti dell’illustre psichiatra e psicologo analitico che non l’aveva mai voluto pubblicare. “Non è il tempo”, soleva ripetere Jung. Andremo a leggere questo libro tra breve e a vedere se ci potrà illuminare su alcuni aspetti di certe capacità psichiche che sinora non hanno avuto spiegazioni.

– A suo avviso è necessaria l’opera degli esorcisti? Ci sono persone, secondo lei, oggetto di vere possessioni che hanno bisogno delle cure di specialisti, in questo caso degli esorcisti?

Gli esorcisti, tempo fa, ammettevano l’esistenza di molti posseduti, parlavano di 1.000 casi in un numero X di soggetti di una certa collettività. Dopo le obiezioni psichiatriche, hanno dovuto abbassare i toni del confronto ed ammettere che di tutti i casi scoperti, i 1.000 per capirci, soltanto pochi, 1 o 2 casi, sono da considerare almeno oggi, propri di soggetti posseduti, mentre gli altri sono da lasciare ad una competenza psichiatrica. Lo afferma anche, in modo abbastanza netto, don Attilio Marinsalti nell’intervista rilasciata a lei poco più di una settimana fa. Egli dichiara di aver operato solo in una situazione di vera possessione. Inoltre gli esorcisti hanno cambiato usi e metodi, e anche gli oggetti delle loro attenzioni e dei loro interventi: non si parla più di “semplici posseduti”, ma anche di soggetti che subiscono il mobbing o lo stalking, e altri malanni di oggi. Gli esorcisti di oggi sono quelli che hanno studiato nozioni di psichiatria, di psicologia e psicoanalisi. Essi si interessano e prestano attenzione ai conflitti ambientali e a quelli interpersonali. In parte essi si sostituiscono agli psicologi operando sul piano dei consigli e degli ascolti. Se lo psicoterapeuta da 20 anni a questa parte può avere invaso il territorio del sacerdote che era l’unica persona deputata a conoscere i fatti e i misfatti di una persona, mi pare che gli esorcisti di oggi, così come molti sacerdoti nella loro missione di apostolato, stanno “invadendo” il campo degli psicologi e degli psicoterapeuti. Che la guarigione abbia necessità di eliminare l’odio è condivisibile da tutti gli psicologi. Noi parliamo di ritiro delle proiezioni (“guarda la trave nel tuo occhio!”). Infine c’è da notare che i fenomeni di soggetti posseduti dal demonio, e anche quelli che tali non sono, sono soprattutto frequenti in un’enclave sociale dove sopravvivono usanze come quelle di dedicarsi a messe nere e ad altre diavolerie del genere. Perché succede questo? Perché molti soggetti, di ogni estrazione sociale e culturale, suggestionati, in evidente stato di alterazione mentale e psicologica, sono più portati di altri a credere e a giurare sulla presenza fisica di demoni e di altri soggetti non umani.

– Infine, lei dott. Vita crede alle possessioni demoniache?

No: non c’è niente che non si possa spiegare con la psicoanalisi, nel caso delle possessioni. Padre Agostino Gilardi, Priore dei Domenicani di Santa Maria di Castello soleva ripetere: “Molte possessioni sono solo isterie”. Condivido in gran parte il pensiero di padre Gilardi. Ma, a mio modesto parere, tutte le possessioni sono espressioni di fenomeni isterici.

  • Posted on settembre 24, 2010 at 14:07

 

 

Il secondo figlio

Il secondo figlio

(Lettera da una mamma)

Gentile Dott. Vita …..

sono preoccupata per Daniel, mio secondo figlio di 3 anni e 10 mesi.

Daniel si comporta sempre male ovunque, tanto che all’asilo spesso per punizione lo mandano in un’altra classe; quello che preoccupa molto è il menefreghismo e la strafottenza verso qualunque rimprovero o punizione. Non esagero se le dico che sembra un teppista di strada, e se lo rimproveri o gli neghi qualcosa comincia a gridare, sbattere tutto, buttarsi per terra…. ovunque si trovi.

Delle scene allucinanti da vergognarsi…..non so più che fare…..

Adesso gli abbiamo tolto la piscina e questa settimana non lo facciamo sciare; ma non so …..

Può darmi qualche consiglio….lo accetterei volentieri… La nostra famiglia è composta da me, mio marito, e un figlio maggiore di 9 anni.

La ringrazio.

Una mamma molto preoccupata.

Risposta

Gentile Signora,

Lei mi sta ponendo un quesito a proposito del secondo figlio, il più piccolo.

Il primo figlio, spesse volte, per una crisi di gelosia verso il fratellino appena nato, manifesta fenomeni regressivi, come enuresi notturna, balbuzie, irregolarità della condotta, aggressività, e altre anomalie del comportamento. Se si fosse trattato di lui, l’avrei rimandata all’articolo pubblicato su questo sito e su quello di Medicitalia che può trovare all’indirizzo qui sotto riportato dal titolo “Un bambino ribelle”. Tuttavia, anche se questo articolo che le cito non potrà darle una diretta spiegazione del comportamento del suo secondo figlio, leggerlo (e meditarlo) potrà favorire una più chiara comprensione di quello che Le sto per dire a proposito di Daniel.

Cfr.:  http://www.medicitalia.it/minforma/Psicoterapia/367/Un-bambino-ribelle

Chi ci assicura che Daniel non possa essere geloso del fratello grande?

Ovvero, si può convenire sul fatto che il bambino si percepisca inadeguato, perché è piccolo e non ascoltato? O perché al grande si permette, giustamente dico io, di fare alcune cose, giochi, uscite, o altro che al piccolo ancora non si può, legittimamente, accordare?

Il piccolo non si rende conto che ci sono specifici tempi per fare alcune esperienze o per dare adito a certi “legittimi” comportamenti, mentre ci sono alcune tappe da percorrere per soddisfare certe attese e per appagare certi desideri. Egli sente, tuttavia, che certi suoi comportamenti non sono idonei, non sono corretti, ma li mette in atto per dimostrare qualcosa a sé e agli altri.

Egli si sente inadeguato, e soffre. Può anche essere preso dalla paura di non “valere per gli altri”, di essere considerato in modo negativo e con ostilità, anche se ciò non risponde al vero.

Può provare un senso di abbandono, di mancanza d’affetto, sente di subire critiche ingiuste, tutte cose che vanno a ferire il suo amor proprio.

I genitori gli vogliono molto bene, ma forse il bambino non lo percepisce ed ha la sensazione sgradevole di non sentirsi amato.

Non solo, ma il bambino può temere che tutta la famiglia l’abbia preso come “capro espiatorio”. Veramente qualche volta può succedere che uno dei figli sia preso come “oggetto-soggetto” per scaricare tutti i conflitti che serpeggiano in famiglia per il lavoro, per gli avvenimenti pubblici che influenzano quelli privati, per i rapporti interpersonali, per molti altri problemi che possono costellare la vita familiare.

E il bambino “piccolo” teme questi atteggiamenti, a torto interpretati e a torto vissuti come tali, che egli percepisce in modo incomprensibile, sorretto dalla fantasia che li enfatizza e che genera assurde sensazioni di malessere.

Il bambino sbaglia, capisce di aver sbagliato e quindi si sente ancora “più sbagliato”, inadatto, non valido, avvitandosi in una specie di spirale senza fine. Spesso si colpevolizza.

Egli tende ad amplificare questo senso di malessere e d’inadeguatezza che prova per essere piccolo in mezzo ai grandi (a volte nervosi e strani per tutte le loro vicende che devono quotidianamente affrontare), facendo di tutto per essere diverso e per attirare l’attenzione verso di sé e verso la propria “sofferenza”.

Aggiungiamo a questo quadro, forse un po’ inquietante, anche i castighi a cui va incontro e allora il profilo di sé diventa ancora più fosco, e lui si ammanta di sconforto.

Il suo comportamento scomposto, aggressivo e senza senso lo porta in una dimensione diversa, come se fosse cresciuto e diventato “grande” velocemente, mentre al contrario è diventato soltanto “esagerato”, e quindi ancora “più sbagliato” di quanto lo fosse prima. Il suo presunto modo di diventare “grande” lo porta ancora una volta verso un modo di essere “non adeguato” perché con il suo modo di fare adesso fa arrabbiare a casa madre, padre e fratello.

Non solo, ma ritenendo di essere cresciuto agendo in tal modo, si comporta male anche quando sta a scuola o in mezzo agli amici dei genitori.

In questo modo egli crede di affermare la stima di se stesso, cioè quando riesce ad attirare l’attenzione di tutti, e per prima quella dei genitori.

Allora che fare?

Ricette non ce ne sono, o non le conosco. Ma se questa mia ipotesi è attendibile e giusta, qualche consiglio le potrà essere utile.

Suggerisco di:

  • Farlo sentire importante, per tutti. Non deve mai essere deriso, perché la derisione annienta l’autostima; nessuno deve criticarlo, né offenderlo. I genitori devono richiamarlo e correggerlo spiegando i motivi della loro disapprovazione, ma senza infierire su di lui.
  • Ricoprirlo di tanto affetto, chiamarlo più volte al giorno e sentire che cosa ha da dire riguardo a questo o a quel problema (piccoli problemi, per lui grandi e insormontabili).
  • Farlo sentire grande, affidabile. Occorre dargli alcuni compiti di cui deve essere responsabile, almeno quello di riporre il suo spazzolino da denti nell’apposito astuccio, di ripiegare i pantaloni, di indossare da solo il pigiama.
  • Avviarlo alla gestione dei suoi giocattoli, a fine giornata, per riporli nell’apposito cassettone o armadio, magari prima insieme alla mamma o al papà, poi da solo perché “ORMAI SEI GRANDE E LO PUOI FARE DA SOLO!”.
  • Interrogarlo su quello che vorrebbe mangiare o quando si esce dove vorrebbe andare. Ecco, quando si esce una volta si va dove dice il grande, una volta dove dice il piccolo. Ma ci sono luoghi dove i genitori decidono di andare per fare delle compere o per visitare qualche famiglia amica. Questo lo deve capire e condividere.
  • Il padre può fare molto. Il bambino deve uscire dall’”alveo” psicologico materno per passare pian piano a quello paterno. “Sei un maschietto tu, comportati come un ometto, provaci”. Il padre può guidarlo in questo progressivo trasferimento dal clan femminile a quello maschile.
  • Dite spesso al bambino che è bravo, appena fa una cosa giusta. Ne farà almeno una al giorno o in una settimana!. E voi rinforzatela con “bravo”, ma niente di più, nessun premio, ma soltanto molta considerazione e stima. Enfatizzate anche questo suo comportamento. E magari fatevi sentire, come se ragionaste tra voi due, padre e madre, che state facendo degli apprezzamenti sul piccolo: “Sai, Daniel si sta comportando molto bene, ormai è cresciuto, non è più un bambino piccolo e capriccioso, sta diventando bravo” . Afferma con altre parole Rosenthal: “Dite ad un bambino che è tanto bello, non solo finirà per crederci, ma finirà per diventarlo”!
  • Provate a cambiare l’atmosfera di casa e a modificare o aggiustare le relazioni tra i diversi membri della famiglia.
  • Provate anche a stabilire delle regole per l’andamento della casa, della camera da letto dei figli, degli altri ambienti comuni, di chiamare a turno i bambini per aiutare la mamma o il papà in semplici lavori domestici.
  • Comprategli un cucciolo di cane di piccola taglia, se vivete in un appartamento o di taglia media se avete spazio a sufficienza. Il compito che dovete dare sia al piccolo che al grande è quello di occuparsi del cucciolo, per quello che possono fare. Così avvicinate anche i due figli e il secondo si sentirà più integrato nel nucleo familiare.
  • La presenza di animali domestici può essere di grande aiuto per colmare certi vuoti dell’ “io” e abbattere le angosce dell’animo.
  • Infine, io credo e spero che voi amiate vostro figlio. Quando si ama qualcuno, occorre dimostrarglielo perché la persona amata ha bisogno sempre di una conferma. La conferma è data dal contatto fisico, dalla stretta di mano ad una persona amica sino all’abbraccio di una persona amata. Abbracciate vostro figlio, non spesso, ma fatelo, e se anche si divincolerà, voi scherzosamente continuate ad abbracciarlo, a dargli un bacio con lo “schiocco”, come facevate quando era più piccolo. E arruffategli i capelli. Il bambino sentirà il vostro affetto, ne sarà rassicurato e ne gioirà.

Antonio Vita

2012-04-26

 

antonio.vita@psicovita.it

 

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