Il sogno di due preadolescenti

Pubblicato in Vita dell’Infanzia, Organo uffic.  dell’Opera Naz. Montessori.

I sogni di due preadolescenti  (di Antonio Vita)

Premessa. 

È cosa nota che Freud considerava il sogno come realizzazione non manifesta di un desiderio rimosso o represso, inconscio, nascosto ed improponibile alla coscienza. Il sogno costituisce pertanto l’appagamento mascherato di tale desiderio.

Diversa è la concezione di Jung. Egli considerava il sogno una rappresentazione totale dell’anima del sognatore in un determinato momento della sua vita cioè uno spaccato del romanzo dell’ esistenza di una persona fornita dall’inconscio.images (11)

Per Freud il sogno è sinizetico. Cioè tende al recupero di elementi o inconsci, o scissi dall’Io, o non considerati. La loro interpretazione porta all’omeostasi, conduce cioè verso il riequilibrio della personalità. L’interpretazione per Freud è causalistica, nel senso che si cerca di comprendere e di interpretare che cosa ha prodotto il sogno, qual è l’elemento che lo ha generato, in un momento particolare della vita, e cosa ha determinato una rottura dell’equilibrio psichico del soggetto. Compresa la causa, si cerca di ricondurre il soggetto verso una pacificazione del proprio animo attraverso l’interpretazione del sogno e  il recupero delle parti staccate o perse, cause del suo disagio o della sua malattia mentale.

 Per Jung il sogno è metapoietico. Il sogno tende ad indicare al soggetto la via da percorrere nel futuro, o gli elementi che devono essere recuperati nella psiche per ottenere una modificazione del proprio essere, un recupero di quelle energie psichiche che portano verso soluzioni nuove, trasformative, e che  pertanto, variando gli aspetti della psiche malata, conducono verso la guarigione. L’interpretazione per Jung è finalistica, nel senso che vanno interpretati sia i sintomi isterici, sia gli elementi del sogno che devono in qualche modo essere recuperati e che ci indicano la via per una ricostruzione della vita psichica del paziente, in vista di un cambiamento del suo essere e del suo esistere e di una trasformazione della sua vita.

images (10)Per entrambi, tuttavia, il sogno è la via maestra per conoscere l’inconscio e una gran parte di quello che lo costituisce, o che provoca il disagio o la malattia psichica.

Inoltre, per entrambi, l’interpretazione del sogno porta ad una ristrutturazione della personalità che conduce verso la via della soluzione di problemi.

La differenza si compendia, come espresso sopra, che per Freud i sogni interpretati portano all’omeostasi, cioè al riequilibrio della psiche, mentre per Jung essi portano verso la trasformazione psichica, alla metapoiesi.

Ma analizzando bene i sogni, o secondo gli assunti freudiani, o secondo quelli junghiani, si approda verso una soluzione di problemi inconsci e, conseguentemente verso la guarigione psichica.

Spesso, uno stesso sogno, interpretato sia da un punto di vista freudiano e poi secondo un punto di vista junghiano, ha per il sognatore lo stesso valore, perché gli restituisce la serenità dell’anima, l’equilibrio, e lo proietta verso una pacificazione o una rigenerazione del suo sé

Riporto qui di seguito il sogno è di una ragazzina di 11 anni. Esso denota una impetuosa carica edipica, ed è un sogno ricorrente che l’angustia e che le porta disagio e sofferenza.

Ma spiegarlo alla ragazzina secondo la dottrina freudiana sarebbe molto inquietante, difficile e  lei potrebbe anche rimanere sconcertata dall’interpretazione.

E’ il caso di affidarsi ad una descrizione di carattere junghiano, che, senza togliere alcun valore al sogno,  porti ad una risoluzione più delicata e moderata, più morbida e dolce , anche se ugualmente efficace, della parziale ristrutturazione psichica della personalità della nostra alunna.

1^ Sogno:

A me capita spesso di sognare che mio padre mi violenta e quando mi alzo mi sento molto strana.

R.

All’inizio dell’adolescenza, la fanciulla si stacca progressivamente dalla dominanza della figura femminile e materna per passare a quella del “MASCHILE”.

Entrando psicologicamente nel mondo del Maschile, la fanciulla viene afferrata da qualcosa di ignoto e quasi di soggiogante. Una specie di forza misteriosa che affascina e trascina. E’ questa una forza interna che ha un potere “aggressivo” e “creativo”.

Ma la figura maschile le appare ancora violenta, forse crudele, forse pericolosa per la sua incolumità psichica e fisica.

Allora la fanciulla vive il maschile con una sorta di tremore, timore, e di sentimenti ambivalenti.

Il sognare dell’essere violentata da qualcuno può dipendere da questo modo di entrare nel mondo maschile senza un’opportuna preparazione e maturità e priva della protezione materna.

Si può anche sognare di incontrare un lupo cattivo (come successe a Cappuccetto Rosso), che può essere violento ed aggressivo e divorante. La passeggiata per il bosco dovrebbe costituire l’attraversamento che la fanciulla fa verso una maturità della persona, tragitto che dovrebbe portarla verso un’adolescenza piena e responsabile, dove il maschile non verrà più percepito come divorante. E’ vero però che Cappuccetto Rosso si attarda in questa età e poi verrà divorata dal lupo (figura maschile). Lo stesso potrebbe accadere a molte fanciulle di questa età. Ma è anche vero che poi Cappuccetto Rosso sarà liberata da una figura maschile e sarà riportata alla luce del sole, dopo un’avventura piena di ansie e di angosce.

Le fiabe ci insegnano quali potrebbero essere i risultati di una crescita affrettata o di una crescita che non tenga conto dei sani principi morali dettati e seguiti per lungo tempo dalla fanciulla, quando lei era molto attaccata alla madre.

Entrando da sola nel mondo del maschile, ella dimentica la madre e i suoi insegnamenti. Da qui i sensi di colpa. Inoltre, la fanciulla può essere presa dall’angoscia perché si è liberata dalla figura della Madre, con la quale ha vissuto con grande attaccamento per tanti anni, durante l’infanzia e la fanciullezza, per incontrare, psicologicamente, la figura maschile.

I sensi di colpa derivano, come detto, dal non ascoltare più le raccomandazioni della madre, e dal timore di aver trasgredito le regole.

Poi invece, crescendo, se dovesse ritrovarsi prigioniera di un malefico elemento maschile, a salvarla verrà un principe azzurro, l’elemento maschile buono e positivo, forte ed energico, giovane e sensibile. Egli toglierà con la sua tenerezza e con il suo sentimento la fanciulla da quell’incantesimo in cui è caduta, avviluppata nella sfera di un cerchio magico da cui non poteva uscire da sola e dentro il quale solo un eroe maschile, giovane, bello e gentile sarebbe potuto entrare per svegliare la fanciulla e portarla senza pericoli verso la luce della coscienza.

Non aver paura di questi sogni. Non aver paura della tua femminilità che sta crescendo e si sta sviluppando, non avere sensi di colpa verso tua madre e le figure femminili del tuo clan.

Crescerai ed incontrerai un giovane eroe, e lo riconoscerai. Egli ti farà felice e ti libererà da tutti questi fantasmi ed incubi che vivi adesso con grande angoscia .

Parola di psicologo.

Auguri.

 

Riporto un altro sogno di una fanciulla a ridosso della pubertà.

Sogno: Sto guardando la TV ed arriva mia sorella che piange e dice che mia madre è morta. Poi c’è il funerale, e tutti piangono. Ma sanno che non andrò. Alla fine invece io arrivo e, improvvisamente, scoppio a piangere.

R.

Ad un certo punto della vita, e precisamente all’inizio dell’adolescenza, la fanciulla tende ad allontanarsi dalla madre, ad uscire dal suo ambito e dalla sua influenza, per cercare la propria strada, anche perché ritiene giunto il momento di diventare autonoma ed indipendente, specialmente da un punto di vista psicologico.

Ecco perché è la sorella minore che accorre portando la brutta notizia della scomparsa della madre, lo fa piangendo: piangendo perché lei invece è ancora molto legata alla madre, e la sua adolescenza è lontana.

I parenti piangono la madre morta, mentre tu affermi che non andrai al funerale.

Il funerale non rappresenta la vera e propria morte fisica di tua madre, ma la morte psicologica dentro di te che vuoi staccarti da lei.

Poi, però, non puoi trattenerti dall’andare. In fondo non ti sei staccata così tanto da non sentire ancora il suo influsso, la sua tenera accoglienza e la sua materna protezione.

Decidendo di andare al suo funerale, ribadisci comunque il tuo desiderio della tua autonomia e della tua libera scelta.

Ma il senso di colpa ti assale, per aver cercato, forse prematuramente, di staccarti da lei e piangi disperatamente sia per il distacco, sia per averlo desiderato.

Con grandi sensi di colpa.

E’ un sogno quasi ricorrente e comune alle ragazze della tua età, ragazze che si stanno affacciando verso l’età adolescenziale che segna il progressivo distacco psicologico dalle figure parentali più strette e soprattutto dalla madre che ha rappresentato per te e per loro un valido modello di identificazione.

Adesso le ragazze appena adolescenti ritengono di poter fare a meno della figura psicologica della madre per accettare altri modelli che possono ritrovare in contesti culturali diversi da quelli della famiglia.

Ma non sempre quello che è esterno alla famiglia è positivo.

Ricordalo.

Auguri.

Psico. 

I due sogni sono interpretati alla luce degli assunti junghiani. Ma gli effetti di una terapia possono essere valutati quando il soggetto riacquista tranquillità, serenità e sicurezza, e il sogno non viene più ad invadere l’animo con  una serie di angustie , di sofferenze, di angosce.

Per tali motivi non trovo che le diverse metodologie usate da Freud e da Jung non sortiscano gli stessi effetti. Forse quella junghiana è una terapia meno “invasiva” di quella freudiana, ma alla fin fine, entrambi ci guidano verso la risoluzione di problemi che affliggono l’animo dei nostri ragazzi e ragazze.

Consapevoli di tale importanza, la psicologia evolutiva ha sempre rivestito per Freud e per la psicanalisi, come per Jung e per la psicologia analitica, un enorme valore. Non lontani da loro è Maria Montessori che, anche se su sequenze diverse, fu in Italia la grande antesignana della psicologia dello sviluppo psicologico dell’infanzia e della fanciullezza.

In questo senso la vicinanza di Freud e Jung a Maria Montessori può essere degna di attenzione, stante anche l’assunto di Freud che per guarire da una nevrosi o da un disagio psichico, anche la pedagogia e la psicopedagogia possono dare un aiuto importante e quanto mai efficace. Ma anche Jung affermava, da parte sua, che la psicoanalisi non  era il modo esclusivo per aggredire nevrosi e disagi. Per Jung anche un’esperienza mistica, o un intervento educativo potevano costituire vie importanti per la soluzioni di molti problemi psicologici. E ciò non soltanto in età evolutiva, ma anche in fase adulta.

Infine mi sembra doveroso ricordare che grande e sincera era la stima che Freud nutriva per Maria Montessori. Ciò è documentato nell’epistolario di Freud.

Quello che manca in questo scritto, tra molte altre cose,  sono notizie importanti e una riflessione approfondita dell’ influenza che la Montessori trasse dalle opere e dagli scritti di Freud. E non so molto su eventuali conoscenze che la Montessori ebbe dei seguaci ed emuli di Freud tra cui, in particolar modo, di C. G. Jung e della sua psicologia analitica.

Ma forse qualche lettore più informato può aiutarci a completare questa insufficiente postilla.

 

antonio.vita@psicovita.it

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Da “I meravigliosi territori del Femminile”

Aggiornato con  “Il provvidenziale filo di Arianna” o dell’Amore tradito.

Da “I meravigliosi territori del “Femminile”

(Pubblicato su “”VITA DELL’INFANZIA”” , n. 1 anno 2000 (e in Psicoin 2009) e in Psiconline.

   Agli inizi di questo secolo Sigmund Freud scriveva: “La vita sessuale degli uomini è divenuta accessibile alla ricerca. Quella delle donne è nascosta dietro un’impenetrabile oscurità” (1).

Più tardi, in uno scritto del 1929 Freud (2) affermava che: la vita sessuale della donna è il continente oscuro della psicoanalisi”. Questa concezione tradizionale ed arcaica della donna e della sessualità femminile pervade tutta opera psicoanalitica di Freud.

La psicoanalisi freudiana nasce su un modello maschile, su un aspetto fallico, sul complesso di Edipo e su quello di castrazione; ma nasce per curare e guarire l’isteria femminile. Per Freud la nevrosi è una malattia propria della donna.

Possiamo avanzare l’ipotesi che Freud avesse rimosso la figura del femminile, come peraltro avevano fatto prima di lui molti filosofi, psicologi, scienziati e tanti altri studiosi

Si può nutrire il ragionevole sospetto che la creazione della donna da una costola d’Adamo sia una favola, un’invenzione del tutto patriarcale, fatta dagli uomini a loro esclusivo vantaggio. Una bambina, a scuola, scrisse:

“Dio creò Adamo. Poi, guardandolo, Dio disse: “Credo che se ci provassi, potrei fare di meglio”. E quindi creò ‘Eva’. La bambina. inconsciamente, aveva avuto un’intuizione archetipica degli aspetti psicologici femminili.

   Occorre arrivare a Jung per trovare nella storia del pensiero e nella storia della psicologia del profondo la rivalutazione dei valori matriarcali. o femminili ed una più corretta visione degli aspetti. patriarcali, o maschili. In verità il maschio nella storia degli ultimi tremila anni ha soverchiato, ha umiliato, ha mutilato, ha imprigionato, ha delimitato il “femminile” con evidenti ripercussioni sulla posizione sociale, politica, artistica e psicologica della donna.

Neumann afferma: “Solo l’impossibilità dell’esistenza maschile senza il femminile ha impedito l’estirpazione, altrimenti così accarezzata, del ‘cattivo’ gruppo uma­no (quello delle donne) costretto a portare su di sé la proiezione del pericoloso inconscio.” (3).

Jung non si lascia intimorire dalla filosofia imperante e da un’eredità culturale millenaria. Per Jung nell’uomo c’è una controparte sessuale femminile che costituisce la sua idea di donna. Anzi, la sua idea è identificabile con la sua stessa Anima. L’anima dell’ uomo è femminile, con i suoi attributi di madre, figlia, sposa, amante, figure che l’uomo si porta dietro inconsciamente e che entrano in funzione in ogni decisione che egli deve prendere nell’arco della sua vita. Quando perde questi aspetti, essi ricompaiono nei sogni e soltanto così l’uomo se ne riappropria.

Sono questi elementi inconsci della propria anima che provocano nell’uomo il bisogno del femminile. Inconsci e determinanti sono alcuni elementi che possiamo così riassumere:

  1. la necessità della protezione materna,
  2. il bisogno di affrancarsi dalla madre verso esperienze diverse come il processo dell’ innamoramento,
  3. il bisogno di stabilire con la donna rapporti stabili e duraturi e
  4. la costituzione del nucleo familiare, il generare figli e il prendersi cura della prole.

Nella donna la controparte sessuale è maschile, è l’Animus. Jung afferma che “L’ uomo fa fuoriuscire la sua opera dalla sua femminilità interiore, mentre gli aspetti interiori e maschili della donna, I ‘animus, producono germi creativi che possono fecondare la femminilità del maschio (4).

A prima vista sembra che anche con Jung la donna ritorni ad essere la musa ispiratrice dell’uomo. È pur vero che dietro ad ogni grande uomo e alla sua opera sia sul piano artistico, sia su quello sociale, politico, scientifico, dobbiamo andare a scoprire la presenza di una donna che ha sacrificato in gran parte se stessa e la su a possibilità di espressione e di personale realizzazione a vantaggio del suo uomo. Ma per Jung il discorso e più articolato e occorre rifarsi ad altre parti della sua opera per comprendere appieno il significato del suo pensiero. Secondo Jung l’uomo è sostanzialmente portatore di un valore che è espressione del ‘Logos”, la donna è portatrice di valori che sono espressioni dell’””eros””.

Il LOGOS maschile tende la donna verso la scoperta del senso,  la chiarezza del pensiero e del significato.

L’EROS femminile, che è un insieme di sentimento, di amore, di affetto e di creatività, tende verso l’intuizione delle situazioni, verso l’attribuzione di significato sensibile, verso la comprensione della totalità.

La donna è portatrice di elementi psichici indispensabili per  la nostra civiltà.

La donna è un essere sensibile, sensoriale, ha una visione globale del  mondo e del reale E’ recettiva come la terra, è soggetto fertile in ogni campo, nella maternità come nell’arte, nella scienza come nella ricerca. Ella è soggetto che basa la sua attività intellettiva soprattutto nell’intuizione..

  • L’intuizione è un modo di conoscenza del tutto particolare: è illuminazione, è un modo di andare alla scoperta mediante ragionamento e sentimento fusi insieme saltando gli aspetti formali del pensiero deduttivo ed induttivo. Ella porta alla penetrazione della verità attraverso modi La donna possiede questa particolare capacità di cogliere dentro se stessa e dentro le proprie forme inconsce elementi creativi ed innovativi di grande importanza sia sul piano individuale sia su quello collettivo.
  • La donna è soggetto che si basa sull’esperienza e che della vita coglie gli aspetti più segreti e reconditi. La donna sa pertanto rapportarsi concretamente alle cose ed alle situazioni. Al contrario, nell’ uomo, sono maggiormente presenti aspetti come la capacità di argomentare (o” vizio” di argomentare), la sua tendenza all’intellettualismo, a scapito della sensibilità che viene spesso rimossa, soppressa o negata, e pertanto confinata in recessi angusti e molto nascosti della propria psiche.
  • Gli aspetti notturni della donna vanno colti cd interpretati nella loro positività: essi producono germi vitali non per l’uomo soltanto. ma anche e soprattutto per il femminile. Gli aspetti notturni o lunari della donna portano alla segretezza delle cose, all’inconscio, alle determinazioni meno appariscenti e più nascoste, ma più essenziali e più vitali per il genere umano. Gli aspetti solari dell’uomo sarebbero poi del tutto privi di sensibilità se non accompagnati dagli elementi femminili appartenenti alla donna. Diventa allora decisamente indispensabile parlare dì complementarità tra maschile e femminile, alla interdipendenza dell’animus e dell’anima e alla loro fusione (5).
  • Da un punto di vista psicologico l’ Eros femminile risveglia la Psiche dell’uomo, l’aspirazione, il desiderio, la tensione. Invece l‘Eros pretende, esige, desidera.
  • L’ Eros è possessività, ma anche bisogno di dar piacere, di accontentare, di identificarsi (6). Nel fare e nell’agire sociale la donna porta tutti i suoi poteri co­scienti ed inconsci. L’uomo, nel fare quotidiano, fa uso soprattutto delle sue doti coscienti. Se vi immette l’inconscio, addolcisce la sua azione. Deve tuttavia prestare attenzione che i poteri dell’inconscio non prevalgano, perché in tal caso il Suo pensiero verrebbe travolto.

Ma gli aspetti femminili vanno al di là di categorizzazioni, per quanto possibili e credibili esse siano. Questo è stato il secolo del risveglio della donna, il tempo in cui la donna ha conquistato il proprio posto nel mondo, nella cultura e nella società.

E’ stato il XX secolo che ha visto grandi donne affacciarsi al mondo della storia, della politica. della scienza, dell’arte. La donna, in questo secolo, ha determinato la crescita culturale dell’umanità in ogni campo e in ogni espressione della vita.

[Ma credo che l’affrancamento delle donne dalla prepotenza degli uomini fosse iniziato già tanto tempo prima. La mitologia Greca ce lo ha tramandato.

Ecco perché il Mito di Arianna.

Arianna era figlia di Minosse, re di Creta, e di Pasìfae.

Ma Pasìfae si era innamorata di un Toro. (La vita degli uomini è sempre drammatica!!!) e Giove che lo sapeva, volendo possedere Pasìfae si tramutò nel toro… qui la storia non è chiara  se… Minosse, re di Creta, pregò Poseidone, il dio del mare, di inviargli un toro come simbolo dell’apprezzamento degli dei verso di lui in qualità di sovrano, promettendo di sacrificarlo in onore del dio. Poseidone acconsentì e gli donò un bellissimo e possente toro bianco di gran valore. Vista la bellezza dell’animale, però, Minosse decise di tenerlo per le sue mandrie e ne sacrificò un altro. Poseidone allora, per punirlo, fece innamorare perdutamente Pasifae, moglie di Minosse, del toro stesso. Ella riuscì a soddisfare il proprio desiderio carnale nascondendosi dentro una giovenca di legno costruita per lei dall’artista di corte Dedalo.

Dal loro amore tra Pasìfae e il Toro-Giove, nacque un mostro (e questo sta a dire che l’amore con animali era tabù anche allora), Lo chiamarono Minotauro perché aveva il corpo gigantesco di un uomo e la testa di  un grosso toro.

Minosse chiuse il mostro in un Labirinto fatto costruire a Dedalo, che era ritenuto un grande inventore.).  Il Minotauro, così denominato anche se poi si chiamava Asterione, era feroce e voleva da Atene ogni 3 anni 7 giovincelli e e 7 vergini da brutalizzare e da divorare (e questo ci dice che non bisogna nutrire gli animali con altri la carne di altri animali).

Ma quando Minosse fu ucciso da Teseo, un grande eroe di quei tempi, Arianna era una giovane fanciulla bella e graziosa. Da notare che Arianna era una sorellastra del mostro.

Ma aveva conosciuto Teseo e se ne era innamorata follemente. ( e questo ci dice che  l’amore è una cosa splendida sempre e ovunque)..

Per uccidere il Minotauro, a Teseo venne un grande aiuto da parte di Arianna che, donna intuitiva e appassionata, trovò un modo per aiutare il suo giovane eroe.

Che fece? Suggerì a Teseo, con il quale ovviamente aveva una relazione d’amore,  di prendere un gomitolo di filo che lei gli porse e di portarlo con sé (previdente, avveduta, intuitiva) e di srotolarlo cammin facendo. Così fece Teseo che dopo aver ucciso il Minotauro, seguendo a ritroso il filo srotolato, lo seguì e trovo l’uscita dal labirinto.

E così tornò alla luce e riabbraccio la sua giovane fanciulla.

Ma Teseo era attratto anche da altre gesta eroiche, come l’eroe dell’Iliade Achille, o dell’Odissea Ulisse. E con altri baldi giovani partì alla ricerca del Vello d’oro, lasciando Arianna su un’isola deserta, la fanciulla dormiente sull’isola deserta di Nasso, in lacrime, sopraffatta dal dolore e dall’angoscia (non ansia, così inizierà l’ultimo nostro incontro). E questo ci dice che non dobbiamo mai lasciare una ragazza da sola in un posto sperduto, o un bosco, perché avventurarsi lì, significa fare anche la fine di un’altra eroina di epoche molto più vicine a noi; e cioè Capppuccetto Rosso. Vedete come le fiabe e la mitologia ci danno tanti insegnamenti?

La storia di Arianna fu drammatica perché finì preda consenziente di Bacco e dei suoi seguaci ( il che ci dice che una ragazza sedotta, innamorata, appassionata e abbandonata va a fnir male, tra droghe ed altro).

Certo è che Il provvidenziale filo di Arianna, senza il quale, e senza la sua intuizione e trovata, Teseo non sarebbe riuscito nella sua impresa o sarebbe morto di stenti come Shining nel Labirinto di ghiaccio del film. L’amore di una donna per il suo eroe, non fu corrisposto e fu tradito.

(La metafora? Dov’’è ??, la guida dell’amore, la liberazione dai mostri dell’inconscio, la liberazione degli istinti, la liberazione dagli istinti) . Allegoricamente, il Minotauro è posto a guardia del girone dei violenti nel Canto XII dell’Inferno nella Divina Commedia, perché nel mito greco esso simboleggia proprio la parte istintiva e bestiale della mente umana, quella che ci accomuna agli animali (la «matta bestialità») e ci rende inconsapevoli.

La donna torna a soffrire per l’abbandono. E per l’amore il suo amore TRADITO. È una prima eroina Mitologica e tragica. Saremo più attenti ad onorare questa insostituibile compagna della nostra vita.]

Non possiamo fare un elenco delle grandi donne che hanno avuto un ruolo preponderante nel ventesimo secolo. Possiamo qui ricordarne alcune, con il rincrescimento di far torto a tante altre.

   Ricordiamo che il ‘900 si apre con la comparsa nel mondo della scienza di Maria MONTESSORI, la prima donna italiana laureata in medicina. Dalle sue ricerche, dalle sue intuizioni, dalle sue esperienze, ella ha tratto una grandiosa opera psicologica e pedagogica che ha permeato ed influenzato tutto il pensiero e l’azione pedagogica italiana del ‘900 e, valicando i nostri confini. ha ispirato l’opera di pedagogisti, psicologi, scienziati, sociologi e riformatori di ordinamenti scolastici di molte nazioni. La Montessori è stata considerata ovunque la prima e più importante artefice dei metodi per il recupero dei soggetti portatori di handicap. Da questo metodo, o teoria generale, è scaturito poi un metodo specifico per l’educazione di tutti i bambini delle scuole materne e di quelle elementari. Sia il metodo studiato a favore dei soggetti portatori di handicap, sia quello applicato a soggetti normali, costituiscono con Lei e dopo di Lei, un eccezionale punto di riferimento per le scuole italiane, di altre nazioni e di altre culture. Jerome BRUNER, davanti alla crisi della scuola americana, dopo aver espresso ampie critiche a John DEWEY che aveva impostato le scuole dell’ordinamento scolastico americano, contrappone al pensiero del grande filosofo le intuizioni, le teorie e le applicazioni di Maria Montessori (7).

   Il secolo si chiude con un’altra grande donna e scienziata: Rita Levi MONTALCINI; le sue ricerche sono state di grandissimo rilievo e dì somma importanza nel campo della medicina e della biologia ed hanno avuto un grandissimo riconoscimento da tutto il mondo accademico e da quello che si dedica alla lotta contro i mali dell’ organismo umano.

   Se la Montessori si è rivolta alla ricerca di terapie per combattere i mali psichici, la Montalcini ha dedicato la sua vita alla ricerca di terapie per sconfiggere i mali fisici. Sia nella Montessori che nella Levi Montalcini c’è qualcosa di grande: gli aspetti femminili si sono fatti strada con la forza dell’animus, in un mondo pensato, organizzato e costruito tutto al maschile. I loro elementi psichici femminili hanno influito notevolmente nel determinare importantissimi mutamenti nel campo della scienza, della ricerca e degli studi antropologici.

   Nel mezzo del secolo c’è una terza grande donna da ricordare: MADRE TERESA di CALCUTTA.  In lei è preminente soprattutto il sentimento, espressione propria dell’archetipo della Grande Madre, della soccorritrice, della sorella, della femminilità che guarisce, che allevia ad un tempo i tormenti del corpo e dell’anima. Il suo impegno sul piano sociale è stato cosi pieno di valori spirituali ed umani, da costituire un punto di riferimento per governanti, per donne che si sono votate alla cura degli infermi e per tutta l’umanità. La sua opera ha suscitato, anche in personalità di grande rilievo e di massima importanza, profonde riflessioni che hanno ispirato programmi volti al ritrovamento della spiritualità nascosta, appannata o perduta da parte delle generazioni attuali.

   Queste donne hanno raggiunto alte mete nello sviluppo della propria persona, cogliendo nella loro femminilità quegli elementi psicologici necessari per affinare l’intuizione e per sviluppare la creatività su cui si è fondata la loro opera, trovando ad un tempo nel loro animo le energie indispensabili per combattere ciclopiche battaglie centro i mali psichici, fisici e spirituali dell’umanità. Se per Jung l’ultima tappa dello sviluppo psicologico della persona è quello che porta verso il processo dì “individuazione” queste tre donne hanno trovato la loro strada, l’hanno percorsa sino in fondo sviluppando, ognuna a suo modo, il proprio spirituale cammino, per lasciare all’umanità un’eredità ricca e straordinaria che continuerà a vivere a lungo nel tempo e, probabilmente, non verrà mai dimenticata.

                                                           Antonio Vita – Psicologo – psicoterapeuta – Recanati

Nota bibliografica:

1) S. Freud, Tre saggi sulla teoria della sessualità (1905), Boringhieri, vol. 5^. IV op. o. 1970

2)   S. Freud, La questione della situazione analitica, Boringhieri, vol. X, 1970

3)   E. Neumann, Gli stadi psicologici dello sviluppo femminile,  Marsilio, 1974

4)   C. G. Jung, L’io e l’inconscio e Psicologia dell’inconscio, Boringh. cit.. Torino. ‘973

5)   C. G. Jung, L’io e l‘inconscio, cit.

6)   E. Neumann, Gli stadi psicologi­ci, cit.

7)   J. Bruner. Dopo Dewey e Verso una teoria dell’istruzione. Armando. Roma, 1967

La MEMORIA (Appunti 1°)

(È stato pubblicato su Medicitalia.it il seguente articolo sulla Memoria, nel “giorno della Memoria”. Tenendo fede al nostro programma di quest’anno sulle “metafore” dell’amore e delle patologie alimentari, ritengo doveroso indicare il link di Medicitalia, e di riprodurre quello che lì è stato scritto anche nel nostro blog operativo, studiato e realizzato per il Corso di Psicologia di quest’anno. Questo blog richiama spesso Medicitalia e gli articoli, anche non miei, che vi sono inseriti, per la loro importanza e la loro novità. 

http://www.medicitalia.it/a.vita

http://www.medicitalia.it/blog/psicologia/6312-memoria-metafore-psicologia-analitica.html

 

MEMORIA (e metafora) in psicologia analitica.

Ci sono molte metafore nella psicologia, in particolare in quella analitica e del profondo, conservate e tramandate dalla storia, dai miti, dalle leggende e dalle fiabe dei bambini. E da archetipi. Tutto ciò ci aiuta a capire meglio il comportamento umano.

  • Dicono molti studiosi di psicologia, (e non soltanto gli psicologi del profondo), che “I ruoli scartati dall’Io sono ruoli considerati colpevoli”. E per liberarci da questo peso, la nostra coscienza li attribuisce ad altri: cioè a soggetti finti, immaginati o inventati. Questo processo mentale, lo  chiamiamo “proiezione”, e ci fa comodo per non sentirci responsabili di molte nostre perverse azioni. Questi soggetti a noi esterni e presenti soltanto nell’immaginazione sono figure simili a queste: il diavolo, l’orco, la strega, il mago cattivo etc.. Questo dinamismo di difesa a livello individuale si estende anche sul piano “collettivo”. Allora la proiezione è indirizzata non su un essere cattivo, o sul maligno, ma su una razza, su una cultura diversa, su una stirpe, su un popolo. E questo risolleva l’animo di tutti, sia individualmente, combattendo fantasmi interni logoranti e gravosi, sia sul piano collettivo, perché si affrontano immagini collettive, deleterie. E ci si libera di loro.
  • Chiarendo meglio il pensiero esposto, questo dinamismo di difesa permette di tacitare la coscienza. Sia sul piano personale: “non sono stato io a farlo, è stato il “diavolo” che mi ha trascinato a pensare o a fare un’azione cattiva”; sia sul piano collettivo, che permette di attribuire e addossare agli altri, ai soggetti deboli, trasgressivi, irregolari, che la pensano in modo diverso, esseri ignobili, la necessità di assumere le misure per allontanarli in tutti i modi  possibili. Quindi, quello che si rimuove perché è scomodo a sopportarsi, lo si proietta su altri soggetti che  vengono considerati, “collettivamente”, entità perverse, cattive, insulse, fragili,  da disprezzare, e da sconfiggere, a costo di distruggere tutte le espressioni civili di un popolo. E allora avviene la caccia ai lupi, alle bestie che avvelenano e insidiano il “modo di vedere e vivere la vita”.

Quindi, bando al nemico che va distrutto, sconfitto, cancellato dalla faccia della terra,perché in lui vengono proiettati tutti i malanni e il cattivo comportamento che inconsciamente è stato rimosso perché inquinante.

  • Questo dinamismo permette di comprendere o intuire cosa è una “razza pura”, una razza che non ha limiti per il potere. “”Ciò avviene perché, unitamente all’istinto sessuale che è atavico e primordiale, e permette l’espansione verso la vita, il progresso, e la riproduzione della specie, c’è anche insito nell’inconscio umano un altro istinto, disperato e pericoloso, che è quello “del potere e dell’”onnipotenza”””. Qualcuno attribuiva ad un dittatore moderno queste parole che cito a memoria e in modo impreciso:<quando ti alzi al mattino e rifletti sul fatto che milioni di persone aspettano te per iniziare a vivere un’altra giornata, ti prende un senso di onnipotenza che ti inebria e ti fa sentire straordinariamente essenziale per la vita di tutti>.
  • Se questi soggetti sono deboli, affranti, demotivati e soprattutto “contrari” alle idee correnti, essi devono essere distrutti. I mezzi per farlo sono tanti e la storia ce li ricorda: Troia fu distrutta dalla civiltà ellenica; i Macedoni, con Alessandro il grande ( figlio di Filippo II) distrussero altre civiltà e conquistarono l’oriente, noi stessi dopo la scoperta dell’America, e cioè poco tempo fa, distruggemmo una civiltà, nel Nord, quella degli Indiani d’America che da molti milioni sono ridotti a 200.000 unità e vivono ancora nelle riserve. Gli Stati Uniti non vollero distruggere la civiltà nera, e preferirono comportarsi diversamente: “li assimilarono”, alla loro civiltà, cercando di dissolvere l’apartheid nei loro confronti, anche perché i neri d’Africa, importati con la forza nei secoli scorsi come schiavi,  ultimamente, nel XX secolo, furono gli inventori di una grande musica che proviene dal loro animo, ammalato di tristezza e di “malinconica allegria” e sottoposto a tante tragedie: la musica Jazz.
  • Sì, proprio il Jazz, già proibito dai Tedeschi nazisti in Germania e nelle terre conquistate, e da Mussolini in Italia, che però si vide crescere in casa un figlio che fu uno dei più grandi jazzisti italiani del dopoguerra. Quando si dice….gli scherzi della sorte!.

Nel secondo dopoguerra, ci furono momenti di grande tensione tra gli Stati Uniti d’America e la Russia. Durante questo periodo storico che fu chiamato della “guerra fredda”, non si trovava nemmeno nello sport e nelle Olimpiadi, se non in limitati casi, modi per superare queste divergenze politiche. Si pensò di inviare in Russia un rappresentante culturale degli Stati Uniti, e fu trovato in Louis Armstrong, l’indimenticabile Satchmo, nero, tranquillo, sempre pronto a partire, con la sua tromba dall’inconfondibile suono, per dare concerti in tutto il mondo.  

Nel 1957, il Governo degli Stati Uniti voleva appunto inviare Armstrong a visitare e suonare nell’Unione Sovietica. Ma esplose un caso di grande insofferenza razziale. “Armstrong era furioso per gli sviluppi in Little Rock, Arkansas, dove una folla di cittadini bianchi e armati, uomini della Guardia Nazionale avevano recentemente bloccato l’ingresso di nove studenti afro-americani nel tutto bianco Central High School”.  Ancora un episodio di intolleranza etnica e razziale. Armstrong si rivolse al Presidente degli Stati Uniti, si dichiarò pronto a partire, a patto che il Presidente intervenisse nella situazione che si era creata nell’Arkansas. E così fu.

Satchmo fu gradito al Soviet di Mosca e partì con la sua band per la Russia. Tenne a Mosca un grande concerto e un tour per la Russia riscuotendo un enorme successo.

Ma quello che fecero i nazisti fu qualcosa di straordinaria ferocia.

Uccisero più di Sei milioni di ebrei (tedeschi, italiani, francesi, ungheresi, olandesi, finlandesi etc.), in più anche testimoni di Geova, zingari e quant’altro, perché considerati di razza inferiore e quindi non di “pura razza”. E li uccisero tutti… o quasi tutti. Con metodi eseguiti dai più feroci aguzzini e medici del regime nazista, fedelissimi a Hitler, un massacro che nessuno avrebbe mai immaginato di vedere. I sopravvissuti furono pochi. Si racconta che quando gli americani entrarono ad Auschwitz, trasecolarono, ed erano soldati forgiati nella mente e nel corpo, con esperienze di guerra straordinarie e orrende. Eppure niente era stato sperimentato in passato come quello che trovarono nel campo di sterminio. Alcuni di loro si sentirono male e dovettero ricorrere alle cure degli psichiatri del loro reggimento.

  • Per ultimo vorrei citare Fenestrelle, dove c’è inerpicata tra le montagne una Villa fortificata.
  • Lì vi affluivano banditi del Meridione d’Italia, oppositori politici sia laici che religiosi di tutti i governi in carica, civili accusati di brigantaggio, militari agli arresti o prigionieri di guerra, (da Wik.), vi furono reclusi i condannati ai lavori forzati e tutti  subivano maltrattamenti, nutrizione scadente o assente, condanne a morte. Questa fu Fenestrelle dopo l’ unità d’Italia, e lì vi furono imprigionate persone che si erano macchiate di delitti, ladri ed altri soggetti poco raccomandabili. Era una prigione dei Savoia. Vi finirono anche i soldati borbonici che non si arresero all’esercito di Cialdini e tennero le roccaforti di Civitella del Tronto e di Gaeta fino all’ultimo. Quelli che sopravvissero furono fatti prigionieri e inviati in questo carcere sabaudo. Vi affluirono anche dei Garibaldini, quelli che non si accontentarono di avere combattuto per lasciare alla monarchia dei Savoia tutti i territori presi ai Borboni, cioè quella parte esigua degli eroi dei Mille, irriducibili, soldati con cui Garibaldi era partito da Quarto. E quindi s’incontrarono soldati borbonici e garibaldini accomunati nella triste storia di come finiscono i grandi combattenti, e le teste calde. Si era capito che i Savoia non avevano contemplato né vitto né altri beni da consumare, e tutta questa gente sarebbe morta di stenti. Ma siccome resisteva al freddo e alle intemperie e alla fame, allora, si dice, che furono spogliati dei loro vestiti e fu dato loro un telo a testa per coprirsi e per sopravvivere al freddo. Ma il freddo da quelle parti di Fenestrelle era troppo, e tutti morirono assiderati, lasciando anche una documentazione della loro sorte. Non erano tanti, ma fecero una fine orribile.

La memoria di questi eccidi si perde con il tempo che passa …. Ma la memoria non può e non deve morire…. E i fatti che la memoria trasferisce devono essere, come si dice nei libri di scuola, di monito per le giovani generazioni.

La memoria è forse la parte più importante per ogni soggetto umano.  Soltanto la memoria ci dà la speranza e il senso dell’eternità del genere umano.

Il secondo figlio

“Lettera di una mamma – La mia risposta”

 

Gentile Dott. …..

sono preoccupata per Daniel, mio secondo figlio di 3 anni e 10 mesi.

Daniel si comporta sempre male ovunque, tanto che all’asilo spesso per punizione lomandano in un’altra classe; quello che preoccupa molto è il menefreghismo e la strafottenza versoqualunque rimprovero o punizione. Non esagero se le dico che sembra un teppista di strada, e se lo rimproveri o gli neghi qualcosa comincia a gridare, sbattere tutto, buttarsi per terra…. ovunque si trovi.

Delle scene allucinanti da vergognarsi…..non so più che fare…..

Adesso gli abbiamo tolto la piscina e questa settimana non lo facciamo sciare; ma non so …..

Può darmi qualche consiglio….lo accetterei volentieri… La nostra famiglia è composta da me, mio marito, e un figlio maggiore di 9 anni.

La ringrazio.

Una mamma molto preoccupata.

 

Gentile Signora,

Lei mi sta ponendo un quesito a proposito del secondo figlio, il più piccolo.

Il primo figlio, spesse volte, per una crisi di gelosia verso il fratellino appena nato, manifesta fenomeni regressivi, come enuresi notturna, balbuzie, irregolarità della condotta, aggressività, e altre anomalie del comportamento. Se si fosse trattato di lui, l’avrei rimandata all’articolo pubblicato su questo sito e su quello di Medicitalia che può trovare all’indirizzo qui sotto riportato dal titolo “Un bambino ribelle”. Tuttavia, anche se questo articolo che le cito non potrà darle una diretta spiegazione del comportamento del suo secondo figlio, leggerlo (e meditarlo) potrà favorire una più chiara comprensione di quello che Le sto per dire a proposito di Daniel.

Cfr.:  http://www.medicitalia.it/minforma/Psicoterapia/367/Un-bambino-ribelle

Chi ci assicura che Daniel non possa essere geloso del fratello grande?

Ovvero, si può convenire sul fatto che il bambino si percepisca inadeguato, perché è piccolo e non ascoltato? O perché al grande si permette, giustamente dico io, di fare alcune cose, giochi, uscite, o altro che al piccolo ancora non si può, legittimamente, accordare?

Il piccolo non si rende conto che ci sono specifici tempi per fare alcune esperienze o per dare adito a certi “legittimi” comportamenti, mentre ci sono alcune tappe da percorrere per soddisfare certe attese e per appagare certi desideri. Egli sente, tuttavia, che certi suoi comportamenti non sono idonei, non sono corretti, ma li mette in atto per dimostrare qualcosa a sé e agli altri.

Egli si sente inadeguato, e soffre. Può anche essere preso dalla paura di non “valere per gli altri”, di essere considerato in modo negativo e con ostilità, anche se ciò non risponde al vero.

Può provare un senso di abbandono, di mancanza d’affetto, sente di subire critiche ingiuste, tutte cose che vanno a ferire il suo amor proprio.

I genitori vogliono molto bene al loro secondo figlio, ma forse il bambino ha la sensazione sgradevole di non sentirsi amato.

Non solo, ma il bambino può temere che tutta la famiglia l’abbia preso come “capro espiatorio”. Veramente qualche volta può succedere che uno dei figli sia preso come “oggetto-soggetto” per scaricare tutti i conflitti che serpeggiano in famiglia per il lavoro, per gli avvenimenti pubblici che influenzano quelli privati, per i rapporti interpersonali, per molti altri problemi che possono costellare la vita familiare.

E il bambino “piccolo” teme questi atteggiamenti, a torto interpretati e a torto vissuti come tali, che egli percepisce in modo incomprensibile, sorretto dalla fantasia che li enfatizza e che genera assurde sensazioni di malessere.

Il bambino sbaglia, capisce di aver sbagliato e quindi si sente ancora “più sbagliato”, inadatto, non valido, avvitandosi in una specie di spirale senza fine. Spesso si colpevolizza.

Egli tende ad amplificare questo senso di malessere e d’inadeguatezza che prova per essere piccolo in mezzo ai grandi (a volte nervosi e strani per tutte le loro vicende che devono quotidianamente affrontare), facendo di tutto per essere diverso e per attirare l’attenzione verso di sé e verso la propria “sofferenza”.

Aggiungiamo a questo quadro, forse un po’ inquietante, anche i castighi a cui va incontro e allora il profilo di sé diventa ancora più fosco, e lui si ammanta di sconforto.

Il suo comportamento scomposto, aggressivo e senza senso lo porta in una dimensione diversa, come se fosse cresciuto e diventato “grande” velocemente, mentre al contrario è diventato soltanto “esagerato”, e quindi ancora “più sbagliato” di quanto lo fosse prima. Il suo presunto modo di diventare “grande” lo porta ancora una volta verso un modo di essere “non adeguato” perché con il suo modo di fare adesso fa arrabbiare a casa madre, padre e fratello.

Non solo, ma ritenendo di essere cresciuto agendo in tal modo, si comporta male anche quando sta a scuola o in mezzo agli amici dei genitori.

In questo modo egli crede di affermare la stima di se stesso, cioè quando riesce ad attirare l’attenzione di tutti, e per prima quella dei genitori.

Allora che fare?

Ricette non ce ne sono, o non le conosco. Ma se questa mia ipotesi è attendibile e giusta, qualche consiglio le potrà essere utile.

Suggerisco di:

  • Farlo sentire importante, per tutti. Non deve mai essere deriso, perché la derisione annienta l’autostima; nessuno deve criticarlo, né offenderlo. I genitori devono richiamarlo e correggerlo spiegando i motivi della loro disapprovazione, ma senza infierire su di lui.
  • Ricoprirlo di tanto affetto, chiamarlo più volte al giorno e sentire che cosa ha da dire riguardo a questo o a quel problema (piccoli problemi, per lui grandi e insormontabili).
  • Farlo sentire grande, affidabile. Occorre dargli alcuni compiti di cui deve essere responsabile, almeno quello di riporre il suo spazzolino da denti nell’apposito astuccio, di ripiegare i pantaloni, di indossare da solo il pigiama.

  • Avviarlo alla gestione dei suoi giocattoli, a fine giornata, per riporli nell’apposito cassettone o armadio, magari prima insieme alla mamma o al papà, poi da solo perché “ORMAI SEI GRANDE E LO PUOI FARE DA SOLO!”.
  • Interrogarlo su quello che vorrebbe mangiare o quando si esce dove vorrebbe andare. Ecco, quando si esce una volta si va dove dice il grande, una volta dove dice il piccolo. Ma ci sono luoghi dove i genitori decidono di andare per fare delle compere o per visitare qualche famiglia amica. Questo lo deve capire e condividere.
  • Il padre può fare molto. Il bambino deve uscire dall’”alveo” psicologico materno per passare pian piano a quello paterno. “Sei un maschietto tu, comportati come un ometto, provaci”. Il padre può guidarlo in questo progressivo trasferimento dal clan femminile a quello maschile.
  • Dite spesso al bambino che è bravo, appena fa una cosa giusta. Ne farà almeno una al giorno o in una settimana!. E voi rinforzatela con “bravo”, ma niente di più, nessun premio, ma soltanto molta considerazione e stima. Enfatizzate anche questo suo comportamento. E magari fatevi sentire, come se ragionaste tra voi due, padre e madre, che state facendo degli apprezzamenti sul piccolo: “Sai, Daniel si sta comportando molto bene, ormai è cresciuto, non è più un bambino piccolo e capriccioso, sta diventando bravo” . Afferma con altre parole Rosenthal: “Dite ad un bambino che è tanto bello, non solo finirà per crederci, ma finirà per diventarlo”!
  • Provate a cambiare l’atmosfera di casa e a modificare o aggiustare le relazioni tra i diversi membri della famiglia.
  • Provate anche a stabilire delle regole per l’andamento della casa, della camera da letto dei figli, degli altri ambienti comuni, di chiamare a turno i bambini per aiutare la mamma o il papà in semplici lavori domestici.
  • Comprategli un cucciolo di cane di piccola taglia, se vivete in un appartamento o di taglia media se avete spazio a sufficienza. Il compito che dovete dare sia al piccolo che al grande è quello di occuparsi del cucciolo, per quello che possono fare. Così avvicinate anche i due figli e il secondo si sentirà più integrato nel nucleo familiare.
  • La presenza di animali domestici può essere di grande aiuto per colmare certi vuoti dell’ “io” e abbattere le angosce dell’animo.
  • Infine, io credo e spero che voi amiate vostro figlio. Quando si ama qualcuno, occorre dimostrarglielo perché la persona amata ha bisogno sempre di una conferma. La conferma è data dal contatto fisico, dalla stretta di mano ad una persona amica sino all’abbraccio di una persona amata. Abbracciate vostro figlio, non spesso, ma fatelo, e se anche si divincolerà, voi scherzosamente continuate ad abbracciarlo, a dargli un bacio con lo “schiocco”, come facevate quando era più piccolo. E arruffategli i capelli. Il bambino sentirà il vostro affetto, ne sarà rassicurato e ne gioirà. 

Antonio Vita

22 aprile2012